UNIONE EUROPEA E SIRIA: VERSO LA FIRMA DELL'ACCORDO DI ASSOCIAZIONE? - Sud in Europa

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UNIONE EUROPEA E SIRIA: VERSO LA FIRMA DELL'ACCORDO DI ASSOCIAZIONE?

Archivio > Anno 2009 > Ottobre 2009
di Marinella GIANNELLI    
Pur facendo parte del Processo di Barcellona, lanciato nel 1995, la Siria è l’unico Paese del Partenariato euro-mediterraneo con il quale l’Accordo di associazione, cardine delle relazioni tra l’Unione europea ed i Paesi partner, non è stato ancora firmato. I negoziati dell’Accordo si sono conclusi nell’ottobre 2004, ma da allora il Con­siglio dell’Unione europea ha rifiutato di sottoscrivere il testo dell’Accordo, sostenendo che la situazione politica interna e le posizioni prese della Siria a livello internazionale non permetterebbero a quest’ultima di tener fede agli impegni contenuti nell’Accordo. Di conseguenza, le relazioni tra l’Unione europea e la Siria sono regolate da un Accordo di Cooperazione del 1977 che appartiene alla vecchia generazione di accordi di coo­pe­razione UE-Paesi terzi. A partire dagli anni ‘90, infatti, la Co­munità europea ha deciso di riorientare le sue politiche nei confronti di Paesi vicini e prossimi sulla base di nuovi accordi di cooperazione che permettessero di instaurare relazioni il più possibile paritarie. Tale visione, confermata ed ampliata con l’elaborazione del­l’Eu­ropean Neigh­bourhood Policy (ENP) nel 2003, prevede che entrambe le parti assumano impegni specifici in ognuno dei singoli pilastri della cooperazione (politico, socio-culturale ed economico-finanziario).
La mancata firma del­l’Ac­cordo di associazione con la Siria non permette a quest’ultima di entrare a far parte dell’ENP e di beneficiare di una serie di misure e fondi per la cooperazione. Tuttavia, per quanto sia possibile nei termini dell’Accordo del 1977, l’attuale cooperazione UE-Siria è comunque influenzata dalla “nuova visione” che caratterizza il Processo di Barcellona e l’ENP, il cui fine ultimo è quello di creare un’area di prosperità e stabilità intorno ai confini dell’Unione europea. È inoltre il caso di ricordare che a partire dal 14 dicembre 2008 sono stati avviati nuovi negoziati tra la Siria e la Commissione europea per modificare il testo dell’Accordo di associazione e aggiornarlo in alcuni punti in vi­sta di una possibile firma del Consiglio.
Quali sono, dunque, le questioni che Javier Solana definisce “important problems” che hanno finora portato gli Stati membri a non voler firmare il testo dell’Accordo e quali di queste sono in via di soluzione? Sul piano internazionale, le questioni di mag­giore preoccupazione per l’Unione europea sono: le relazioni tra Siria e Libano; lo scarso impegno della Siria nel processo di pace in Medio Oriente e nella pacificazione dell’Iraq; le relazioni privilegiate che la Siria intrattiene con l’Iran e le pessime relazioni con gli Stati Uniti. Sul piano interno, i fattori che impediscono la conclusione dell’Accordo e ne impedirebbero l’applicazione da parte della Siria sono: le gravi violazioni dei diritti umani, l’assenza di molte libertà fondamentali e la presenza di un sistema economico centralizzato.
Per quanto riguarda il primo aspetto, dopo un lungo periodo di isolamento, negli ultimi due anni la Siria ha dimostrato maggiore apertura e disponibilità al dialogo. Relativamente al Libano, lo scorso marzo i due Paesi hanno finalmente stabilito relazioni diplomatiche con l’insediamento dei rispettivi ambasciatori ed il problema dell’ingerenza della Siria negli affari interni del Libano, almeno in via formale, sembra essersi risolto. Relativa-mente al processo di pace in Medio Oriente ed alla negoziazione di uno status definitivo per le alture del Golan, nella primavera del 2009 si sono svolti alcuni in­contri negoziali tra rappresentanti di Israele e Siria sotto la mediazione della Turchia. Re­centemente, il Presidente siriano Bashar Assad ha anche espresso l’intenzione di avviare nuovi negoziati con la me­diazione degli Stati Uniti. Ed è proprio a proposito degli Stati Uniti che possiamo rilevare i progressi maggiori. L’in­se­dia­men­to della nuova amministrazione Obama sembra aver se­gnato l’inizio di una vera (anche se prudente) apertura politica e diplomatica tra i due Stati; l’annuncio della sospensione da parte degli Stati Uniti di alcune sanzioni economiche dimostra che non si tratterebbe solo di buone intenzioni, ma anche di passi concreti, come si evince dalla recente visita dell’inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell. A fronte dei progressi menzionati, l’Iran e l’Iraq continuano, invece, a rappresentare note negative. I legami tra la Siria e l’Iran rimangono forti e le relazioni tra Siria e Iraq sono attualmente molto tese: in seguito alle accuse rivolte dall’Iraq al governo siriano di aver progettato alcuni dei gravi attentati che hanno colpito Baghdad nel mese di agosto 2009 gli ambasciatori sono stati richiamati.
Tuttavia, nonostante i progressi a livello internazionale, ri-mangono sul piano interno una serie di fattori che potrebbero pregiudicare la cooperazione con l’Unione europea. Se escludiamo il processo di riforma che sta gradualmente liberalizzando il sistema economico siriano, sul versante dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, come si può leggere nella Re-lazione annuale dell’UE sui diritti umani (2008), “la situazione resta nell’insieme insoddisfacente”. Infatti, nonostante la Co-stituzione siriana garantisca i principali diritti politici, civili e sociali, lo stato di emergenza dichiarato nel 1963 (anno della seconda guerra arabo-israeliana), e in vigore ancora oggi, impedisce l’esercizio di molti diritti. La preoccupazione dell’Unione europea riguarda principalmente la detenzione di membri della società civile, che spesso avviene senza una precisa accusa e senza processo. Secondo alcune organizzazioni non governative, inoltre, la tortura è regolarmente praticata, specialmente durante gli interrogatori di oppositori politici. Altra nota dolente sottolineata dal Rapporto UE riguarda la condizione delle popolazioni curde apolidi residenti in territorio siriano che, non possedendo alcun documento di identità, non possono partecipare attivamente alla vita economica, politica e sociale del Paese. Infine, l’Unione europea rimarca da tempo la necessità di introdurre nell’ordinamento siriano una legge sul multipartitismo, che metta fine alla centralità assoluta del partito Baath. Alla luce di quanto detto, secondo le analisi di Freedom House, la Siria è classificata come Stato “not free”. Tuttavia, è il caso di notare che tra gli Stati mediterranei con cui l’Unione europea ha concluso Accordi di associazione anche Algeria, Tunisia ed Egitto figurano come Stati “not free”.
In conclusione, ai progressi sul piano internazionale non sono seguiti sostanziali cambiamenti sul piano interno. Ad ogni modo, a partire da una visita di Javier Solana a Damasco nel 2007, il processo di associazione tra la Siria e l’Unione europea sembra aver superato la fase di stallo. Da allora, infatti, il Rappresentante della PESC si è recato in Siria con cadenza annuale, ed ha incontrato il Presidente e diversi membri del governo, esprimendo il suo ottimismo per il futuro. In particolare, in occasione della sua ultima visita a fine agosto 2009, ha dichiarato che ci sono buone possibilità che l’Accordo di associazione venga firmato entro la fine dell’anno. Inoltre, pur senza il rafforzamento della cooperazione che sarebbe garantito dall’Accordo, l’Unione europea è già il principale donor della Siria con una media di 32.5 milioni di euro all’anno spesi in aiuti e misure di assistenza e cooperazione. Tre sono gli obiettivi fissati dall’Unione nel periodo 2007-2013: supporto per riforme politiche e del settore amministrativo; supporto per le riforme economiche e supporto per le riforme sociali. L’Italia contribuisce alla realizzazione di questi obiettivi con una serie di fondi canalizzati attraverso agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali e ONG, e interviene in particolare nel settore agricolo, energetico e sanitario. Lo IAM di Bari ha contribuito e contribuisce con diversi progetti per sostenere la produzione agricola, razionalizzare l’uso delle risorse naturali e favorire lo sviluppo di alcune aree rurali.
Fino ad ora la filosofia di fondo dell’Unione europea, come sottolineato in più occasioni dal Commissario Ferrero Waldner, è stata quella non di escludere, ma di continuare a cooperare con la Siria e di investire i fondi europei in iniziative che potessero migliorare le condizioni di vita della popolazione, rimandando la cooperazione a livello politico a dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di associazione. È quindi auspicabile che la Siria possa presto far parte a tutti gli effetti del Processo di Barcellona e dell’European Neighbourhood Policy. I recenti sviluppi sul piano internazionale hanno infuso fiducia in alcuni Stati membri, in primis la Francia, come dimostrato dall’incontro tra Bashar Assad e Sarkozy avvenuto nel settembre 2008. Per quanto riguarda il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sappiamo che essi rappresentano una sfida ancora aperta per tutti i partner mediterranei, anche quelli con i quali sono già in vigore gli Accordi di associazione. In molti casi, proprio l’entrata in vigore degli Accordi ha portato a progressi insperati sul piano dei diritti, anche se molto rimane ancora da fare. Inoltre, la Siria si trova in una posizione cruciale nel Medio Oriente, e la controversia con Israele sulle alture del Golan è sicuramente la questione più semplice da risolvere dell’intero conflitto arabo-israeliano. Appoggiare e sostenere il dialogo tra Siria ed Israele è senza dubbio un ottimo punto di partenza per creare quell’area di stabilità a cui mira l’Unione europea. Come è stato sostenuto dal Commissario Waldner, non è voltando le spalle ai nostri vicini che raggiungeremo i nostri obiettivi di coesistenza comune.
 
 
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