UN’AGENDA DEI CITTADINI PER UN’EUROPA DEI RISULTATI - Sud in Europa

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UN’AGENDA DEI CITTADINI PER UN’EUROPA DEI RISULTATI

Archivio > Anno 2006 > Settembre 2006
di Irene PAOLINO    
Il diritto all’informazione e la libertà di espressione costituiscono il nucleo vitale dei processi democratici e le fondamenta dei sistemi politici moderni.L’articolo 6 del trattato sull’Unione europea sancisce il principio generale in base al quale l’Unione rispetta i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, e l’articolo 11 della Carta europea dei diritti fondamentali recita:1. ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere e comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.Conformemente a tali principi, la Commissione europea ritiene che tutti i cittadini europei abbiano il diritto a un’equa ed esaustiva informazione in merito all’UE, abbiano il diritto di accedere a tali informazioni nella propria lingua, di esprimere le proprie opinioni, di essere ascoltati e di avere l’opportunità di dialogare con chi detiene il potere decisionale.Dai sondaggi di Eurobarometro emerge, invece, che i cittadini europei hanno una conoscenza delle politiche delle istituzioni e del ruolo dell’UE molto limitata. “Bruxelles” sembra qualcosa di remoto dalle loro vite quotidiane.Occorre, pertanto, ridurre tale di-stanza tra i cittadini e i responsabili delle politiche, nefasta per la democrazia e la legittimità dell’UE.Finora, la comunicazione dell’UE è consistita essenzialmente nell’informazione fornita da “Bruxelles” per la promozione di nuove politiche, di nuove proposte legislative, ecc..Si trattava, cioè, di un tipo di comunicazione istituzionale e unilaterale, in cui le informazioni venivano fornite in modo asettico. È evidente che ciò non è stato sufficiente a ridurre la distanza con i cittadini, che hanno continuato a ritenere di non avere alcuna voce nell’elaborazione delle politiche e delle decisioni dell’UE.“Comunicare sull’Europa”, dunque, non significa solo “dare delle informazioni”. In realtà, in ciascun Paese c’è una “sfera pubblica” nazionale ben sviluppata, mentre manca una sfera pubblica europea, analogamente ben sviluppata, in cui i cittadini possano venire a conoscenza e discutere di tematiche europee. Il Libro Bianco sulla Comunicazione, pubblicato dalla Commissione lo scorso febbraio, sostiene che la sfera pubblica europea dovrebbe essere costituita all’interno e a complemento delle sfere pubbliche nazionali esistenti. In parole povere, la “sfera pubblica” deve essere il “luogo” in cui i cittadini vengono a conoscenza dei temi politici ed esercitano i loro diritti politici, in cui possano partecipare della società in cui vivono, del suo funzionamento, sapere chi ne ha la responsabilità, come è possibile far ascoltare la propria voce nel processo decisionale, come accedere all’informazione pubblica.Perciò, per migliorare la comunicazione la Commissione europea propone un approccio fondamentalmente nuovo, basato sul passaggio da un monotono monologo ad un autentico dialogo tra le istituzioni e i cittadini.Il nuovo tipo di comunicazione auspicato dalla Commissione europea è un flusso di idee e di informazioni a doppio senso tra i cittadini e i responsabili delle politiche a tutti i livelli.Per ideare ed attuare una politica comune in materia di comunicazione è necessario uno sforzo congiunto affinché tutti i cittadini siano informati, consultati e coinvolti nelle politiche europee.Perciò, una soluzione è rappresentata da una migliore comunicazione non solo da parte di “Bruxelles”, ma anche da parte delle autorità nazionali e delle altre parti interessate a livello locale.L’UE, infatti, non è solo “Bruxelles”. I suoi 25 Paesi, i governi, le autorità locali e le organizzazioni della società civile hanno la propria responsabilità per quanto riguarda la comunicazione sull’UE.“Europa” non vuol dire solo che le decisioni sono prese a Bruxelles, ma significa anche che le decisioni sono attuate poi a livello locale.Per questo, la Commissione invita tutti i potenziali partner, le istituzioni dell’UE, le autorità nazionali, locali e regionali, le organizzazioni non governative etc., ad un impegno volontario per riflettere su cosa tutti possiamo fare insieme e per garantire che i cittadini dell’UE ricevano regolarmente informazioni sulle tematiche dell’Unione europea attraverso canali diversi.In realtà, la Commissione già consulta un’ampia gamma di categorie interessate quando propone nuove iniziative ed esamina attentamente i sondaggi di opinione per rendersi conto dell’opinione pubblica sui temi in questione. Inoltre, consulta regolarmente il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle Regioni. Il Comitato economico e sociale europeo rappresenta un’ampia gamma di organizzazioni della società civile (i datori di lavoro, i sindacati, gli agricoltori, i consumatori e altre organizzazioni della società civile). Tali organizzazioni si trovano nella posizione ideale per informare e consultare i propri membri, per sensibilizzare il pubblico a temi europei e per incoraggiare i cittadini a discutere su tali temi e a diventare più attivi politicamente.Il Comitato delle Regioni rappresenta le autorità regionali e locali di tutti i Paesi dell’UE. Tali organismi sono democraticamente eletti e hanno quindi una notevole esperienza in materia di comunicazione e consultazione a livello locale. I loro canali consolidati e forum potrebbero essere utilizzati a pieno per informare il pubblico sugli effetti delle politiche dell’UE sulle comunità locali. Dovrebbero essere utilizzati anche per incoraggiare i dibattiti locali su tali politiche e i loro effetti e per portare all’attenzione di “Bruxelles” le idee e le preoccupazioni dei cittadini locali. I membri del Parlamento europeo, in quanto rappresentanti eletti direttamente dai cittadini dell’UE, possono studiare il modo di consultare i propri elettori in maniera ancora più diretta e più frequente e su temi specifici. Visto l’esito negativo dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi, i leader europei, riuniti nel giugno 2005 in sede di Consiglio europeo per discutere del seguito da dare al Trattato costituzionale, hanno adottato una dichiarazione sulla ratifica del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa in cui si auspicava un “periodo di riflessione”. La dichiarazione chiedeva di avviare in ciascun paese un ampio dibattito e invitava le istituzioni europee, in particolare la Commissione, a contribuirvi.Il 13 luglio 2005 è stato approvato un piano d’azione che stabiliva 50 misure pratiche che la Commissione doveva prendere, all’interno della propria organizzazione, a partire da subito.Per esempio:• le consultazioni pubbliche devono essere più pubblicizzate;• le proposte politiche devono essere scritte con un linguaggio chiaro;• deve esserci una “sintesi per i profani” delle proposte importanti;• la Commissione deve tener conto delle esigenze di pubblici specifici e comunicare maggiormente attraverso i media regionali e locali.Il 13 ottobre 2005 è stata adottata una comunicazione sul contributo della Commissione al periodo di riflessione e oltre: Un Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito” COM (2005) 494 in cui definiva 13 iniziative da prendere a livello comunitario per dare un nuovo impulso al dibattito sul futuro dell’Europa, proponendo nuovi metodi per coinvolgervi i cittadini ed assistere gli Stati membri nei dibattiti nazionali. Il documento prevedeva anche un processo di feedback, con l’impegno di realizzare uno speciale Eurobarometro sul futuro dell’Europa e di elaborare una sintesi globale delle visite e dei dibattiti nazionali organizzati in tutta l’Unione.Il “Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito”, che trae origine dai referendum francese e olandese, è il contributo della Commissione a questo “periodo di riflessione”. Esso, tuttavia, non è un’operazione di salvataggio della Costituzione, né è limitato al periodo di riflessione: rappresenta piuttosto il punto di partenza di un processo di riforma democratica a lungo termine. L’obiettivo politico è permettere che i cittadini facciano proprie le politiche dell’Unione, rendere tali politiche comprensibili e pertinenti, e far sì che le istituzioni dell’UE siano responsabili di fronte ai cittadini. Questo processo richiederà tempo per dare risultati concreti e duraturi e necessiterà di un reale impegno, principalmente da parte degli Stati membri, ma anche delle istituzioni dell’UE. Alla fine il successo si misurerà dalla capacità e dalla volontà dell’UE di ascoltare, elaborare le informazioni ricevute e fornire risultati politici conseguenti.Nel Libro Bianco su una politica di comunicazione adottato il 1° febbraio 2006 COM (2006) 35 si suggerisce che i principi di inclusione, diversità e partecipazione dovrebbero definire le modalità per lo svolgimento di attività di informazione e comunicazione sulle questioni concernenti l’Unione europea. Tali principi potrebbero essere raccolti nel contesto di un documento-quadro, ad esempio in una Carta europea o Codice di condotta sulla comunicazione.Una Carta europea della comunicazione costituirebbe anzitutto uno strumento per i cittadini, che consentirebbe loro di affermare il proprio diritto ad un’equa ed esaustiva informazione sulle questioni europee. La Carta definirebbe ciò che i cittadini possono aspettarsi e legittimamente chiedere nell’ambito dell’informazione e della comunicazione sull’UE. Si tratterebbe di uno strumento non vincolante cui potrebbero aderire tutti gli attori dell’UE (istituzioni, governi nazionali, regionali e locali e organizzazioni non governative), che funzionerebbe in modo analogo ad altre carte europee già esistenti – quali, ad esempio la “carta dei passeggeri” e la “carta dei ricercatori”, e che fornirebbe ai cittadini un chiaro quadro dei propri diritti e del comportamento che possono attendersi da parte di enti pubblici o prestatori di servizi.Rispetto al Piano d’azione della Commissione, il Libro Bianco ha una portata più ampia. Il Piano, infatti, riguarda solo quello che la Commissione farà, mentre il Libro bianco pone l’interrogativo di come i governi (a tutti i livelli) e le organizzazioni della società civile negli Stati membri possano collaborare tra loro e con le istituzioni dell’UE ai fini di una migliore comunicazione tra i cittadini e i responsabili delle politiche dell’UE comunicazione.Come risulta dall’ultimo sondaggio di opinione Eurobarometro pubblicato il 5 maggio 2006, i cittadini europei auspicano un intervento più incisivo dell’UE in un gran numero di settori e si preoccupano soprattutto di questioni come la disoccupazione, la sicurezza, la responsabilità delle istituzioni e i futuri allargamenti. Questa sintesi dei sondaggi e dei dibattiti nazionali costituisce il punto di partenza per la riflessione della Commissione.Nella “Comunicazione sul piano D e sul periodo di riflessione”, COM (2006) 212 del 10 maggio 2006, figurano una versione più dettagliata della valutazione della Commissione relativa ai dibattiti nazionali e una descrizione più approfondita delle sue attività nell’ambito del piano D.L’Agenda dei cittadini per un Europa dei risultati COM (2006) 211 adottata il 10 maggio scorso è il contributo della Commissione al Consiglio europeo di giugno e la risposta ai messaggi scaturiti dal Piano D e dai dibattiti nazionali svoltisi durante il periodo di riflessione auspicato l’anno scorso dai leader europei. Ora si deve tradurre il dialogo in azioni concrete.Per rispondere a queste esigenze, e nonostante l’assenza di accordo sul trattato costituzionale, l’Unione ha mosso una serie di passi significativi che rappresentano vantaggi concreti per i cittadini europei: un accordo su un quadro finanziario settennale, un’agenda più solida per la crescita e l’occupazione nell’ambito della rinnovata strategia di Lisbona, una nuova agenda sociale, un patto di stabilità e crescita riformato, un piano d’azione per rafforzare lo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, aiuti pubblici allo sviluppo raddoppiati entro il 2010, un accordo politico su questioni sensibili come la normativa sui servizi e sui prodotti chimici e un accordo su un progetto di nuova politica energetica.L’ambiziosa agenda si basa sulle politiche concrete ed è imperniata sugli obiettivi strategici della prosperità, della solidarietà e della sicurezza, con un’attenzione costante alla crescita e all’occupazione. In questo documento la Commissione definisce dodici iniziative politiche per ottenere risultati concreti a livello europeo. Le sue proposte mirano in particolare a:• riesaminare il mercato unico in un’ottica a lungo termine;• un’agenda per l’accesso e la solidarietà, parallela al riesame del mercato unico;• far sì che i cittadini dell’UE siano più informati e possano avvalersi più agevolmente dei loro diritti mediante l’introduzione di una “carta dei diritti” per tutti i cittadini dell’UE;• migliorare il processo decisionale e la responsabilità nell’ambito delle politiche di giustizia, libertà e sicurezza, utilizzando le possibilità offerte dal trattato.La nuova agenda dovrà comprendere proposte che diano vantaggi ancora più concreti ai cittadini affinché questi godano delle opportunità e delle garanzie proprie di un’Europa aperta e solidale.

Il mercato unicoLa politica economica dell’Unione deve incentivare l’integrazione e la convergenza delle economie europee. L’Unione deve portare avanti l’Agenda di Lisbona, promuovere il completamento e il buon funzionamento dell’unione economica e monetaria, completare il mercato unico. La politica economica dell’UE deve tenere debito conto delle pressioni esterne, per esempio sulla competitività, ma anche delle opportunità offerte dalla globalizzazione in termini di investimenti ed esportazioni. La costruzione del mercato unico deve essere un processo dinamico, non una conquista puntuale. E un mercato unico forte, aperto e competitivo può essere già di per sé una risposta europea alla sfida della globalizzazione.Opportunità, accesso e solidarietàL’impulso a una più profonda ed estesa integrazione economica deve andare di pari passo con un accresciuto sostegno a uno dei valori europei più coesivi e fondamentali: la solidarietà.Per garantire un servizio sanitario pubblico, la protezione sociale e le pensioni su uno sfondo di mutamenti demografici, e fare in modo che i cittadini dell’Unione riescano ad assorbire il cambiamento, le politiche devono adeguarsi a un nuovo mondo del lavoro: gli europei vivono sempre più a lungo, vedono modificarsi nel profondo gli schemi familiari tradizionali, promuovono la parità fra i sessi, si adeguano a nuovi tipi di immigrazione e alla diversità e vivono ancora in povertà nei gruppi svantaggiati. L’Unione europea deve analizzare i mutamenti radicali che percorrono le nostre società e appoggiare, a tutti i livelli, risposte sostenibili che accompagnino l’opera di riforma e le sfide che l’economia europea si trova ad affrontare.Libertà, sicurezza e giustiziaL’Unione europea deve trasmettere ai suoi cittadini la certezza che tutto è predisposto affinché l’Europa diventi un luogo giusto e sicuro in cui vivere e dove sia garantita la sicurezza non meno della libertà individuale e delle libertà fondamentali cui sono legati gli europei.Ma per questo ha bisogno:- di incentrarsi sul rispetto e sul consolidamento dei diritti fondamentali per tutti e sullo sviluppo del concetto di cittadinanza dell’Unione;- di una politica antiterrorismo più forte, nel pieno rispetto della vita privata e della protezione dei dati;- di una migliore protezione delle frontiere esterne, grazie a un sistema di gestione più integrato e, col tempo, a guardie di frontiera che operino secondo regole e procedimenti comuni;- di un regime d’asilo comune europeo più efficace entro il 2010, grazie a una maggiore armonizzazione dei criteri e delle procedure;- di una politica di immigrazione comune più coordinata, che riconosca il vantaggio di integrare meglio gli immigrati pur combattendo l’immigrazione clandestina e le organizzazioni di trafficanti, in partenariato con i paesi terzi;- di una maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia, basata sul riconoscimento reciproco affinché le decisioni giudiziarie nazionali siano direttamente esecutive ovunque nell’Unione per tutti coloro che si spostano, vivono e lavorano nell’UE;- di sfruttare appieno i meccanismi esistenti per reagire alle minacce contro la sicurezza dei cittadini in una serie di settori, fra cui l’alimentazione, la salute e il bioterrorismo;- di una maggiore cooperazione consolare per tutelare al meglio i cittadini dell’UE nei paesi terzi.L’Unione europea è un’organizzazione complessa e unica, che persegue un’ampia gamma di obiettivi e che può funzionare solamente attraverso la condivisione del potere, degli obiettivi e delle responsabilità e il rispetto di alcuni principi democratici fondamentali, quali l’obbligo di rendere conto, la trasparenza e la fiducia. L’Unione europea deve:- rispettare il principio di sussidiarietà, operando a livello europeo solo se necessario;- ridurre la burocrazia, semplificando la legislazione esistente e incrementando l’uso delle valutazioni d’impatto;- migliorare la trasparenza ed esigere maggiore responsabilità, adottando importanti misure per migliorare la trasparenza.L’Unione europea deve fare in modo che le sue istituzioni e i governi nazionali possano realizzare questa nuova agenda politica per i cittadini europei a tutti i livelli del processo – dalla consultazioni preliminari all’attuazione, passando attraverso il dibattito sulle proposte. L’Unione, cioè, deve indirizzare i propri sforzi verso un nuovo progetto politico per i cittadini, avvalendosi di un dialogo continuo e attuando il piano D e fare un uso più efficace dei trattati esistenti, senza vanificare il trattato costituzionale.Prossimo grande passo verso la soluzione istituzionale è l’adozione da parte dei leader europei di una dichiarazione politica che non solo ribadisca i valori e le ambizioni dell’Europa ma comporti anche l’impegno condiviso a produrre risultati.Tale evento potrebbe tenersi l’anno prossimo, cinquant’anni dopo la
 
 
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