STRATEGIA DI LISBONA: COME COMUNICARLA AI CITTADINI EUROPEI - Sud in Europa

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STRATEGIA DI LISBONA: COME COMUNICARLA AI CITTADINI EUROPEI

Archivio > Anno 2006 > Settembre 2006
di Cinzia DE MARZO    
La Strategia di Lisbona è poco conosciuta fuori Bruxelles e sembra destinata ad un nucleo di soli “addetti ai lavori, non consentendo così di focalizzare quali siano gli effetti della politica dell’UE nella vita quotidiana.È molto importante, invece, dal punto di vista della Commissione europea e delle Reti di Informazione comunitaria dalla stessa istituite in tutta Europa, imparare le questioni principali contenute nell’Agenda e comunicarle all’esterno, adottando un vero e proprio MODELLO DI COMUNICAZIONEOccorre esplicitare in modo chiaro e conciso, affinché possano essere recepito dai livelli governativi statali e regionali, che cosa è, quali sono i principi, quali gli aspetti più importanti rivolti ai cittadini, quale può essere il vantaggio economico che deriverebbero dall’applicazione della Strategia di Lisbona nei diversi territori.Andrebbe adottato dalle Autorità nazionali e dagli stakeholders, un vero e proprio Piano di Azione che possa inquadrare le tematiche di sintesi in macro concetti, da trasferire con messaggi incisivi verso i destinatari finali.A titolo esemplificativo, si potrebbero utilizzare per la divulgazione a livello locale, concetti quali:– CONOSCENZA COME BASE PER IL SUCCESSO;– COMPETITIVITÀ IMPORTANTE PER I SOGGETTI CHE OPERANO NEL MERCATO ECONOMICO.Considerando la sempre maggiore necessità di concretezza, di ottenere esempi di successo, è opportuno calare la Strategia di Lisbona su un piano operativo. In tal senso la Commissione si aspetta dai livelli nazionali e regionali gli esempi di buone prassi, che si traducano in messaggi positivi per l’intera cittadinanza europea.. L’Europa ha bisogno di intraprendere una riforma economica su alcuni aspetti fondamentali che non riguardano propriamente la globalizzazione, bensì la competitività, per quanto non sembra plausibile il perseguimento entro il 2010 di tale obiettivo nei confronti degli altri paesi con una economia galoppante quali la Cina, l’India e gli Stati Uniti.Osservandola dal punto di vista tematico, la Strategia di Lisbona è anche una componente della politica ambientale e non è in contrasto con questa. Il concetto di sostenibilità deve essere abbinato alla competitività per garantire una migliore crescita, un adeguato sviluppo economico ed più integrata coesione sociale. È possibile individuare tra questi una forma di interconnessione? E come tradurla sul piano pratico, operativo nei diversi territori? Occorrerebbe creare nuove forme di economia, come nel caso della Danimarca e della Finlandia, che da sole, possono competere nel mondo e che, insieme ad Olanda, Svezia e Regno Unito, hanno raggiunto l’obiettivo del numero di occupati previsto dall’Agenda entro il 2010. Spesso il concetto di sostenibilità è applicato solo all’ambiente, ma invece va considerato in una politica di lungo periodo che comprende gli aspetti sociali, culturali, dei trasporti, dell’energia, dell’agricoltura. È opportuno avere delle buone regole per garantire una qualità nella competitività del mercato interno. Una eventuale soluzione, idonea a migliorare la situazione attuale, dovrebbe incentrarsi su un APPROCCIO QUALITATIVO NEL PORRE LE REGOLE.La Strategia di Lisbona, inoltre, può essere intesa anche come una forma di benchmarking, di interazione volontaria stabilita dagli Stati membri. E conseguentemente la Sua storia è legata non propriamente alla volontà dell’UE, ma dei Paesi che ne fanno parte. In altri termini, allo stato attuale, l’ostacolo oggettivamente non superato è ancora quello della COMUNICAZIONE di queste decisioni.CENNI STORICINel marzo del 2000, in occasione del Consiglio europeo di Lisbona, l’Unione europea si è prefissa un nuovo obiettivo strategico per il decennio successivo: diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.AMBITI ISTITUZIONALI E TEMATICI CORRELABILI ALL’AGENDA DI LISBONAAll’indomani del Consiglio di Lisbona, la BEI – Banca Europea degli Investimenti, creò uno strumento speciale di finanziamento, denominato «Iniziativa innovazione 2010» («i2i») per sostenere con le sue risorse finanziarie la spinta dell’UE verso l’innovazioneNel 2005 la Commissione europea ha stabilito di specificare meglio gli obiettivi della strategia di Lisbona, rendendo meno sofisticato e tecnico il livello di comprensione dei singoli aspetti, adottando delle linee guida integrate per il periodo 2005-2008. In tale ottica l’attenzione si è focalizzata maggiormente sui temi di crescita e lavoro, la SEO – Strategia Europea dell’Occupazione, lanciata al vertice sull’occupazione di Lussemburgo nel novembre 1997, si è posta come pilastro centrale al fine di migliorare le prestazioni del mercato, la definizione e l’attuazione delle politiche attraverso una migliore governance e l’apprendimento reciproco. Scopo della (SEO) è di permettere all’UE di realizzare le condizioni per la piena occupazione (tasso di occupazione del 70% complessivo e del 60% per quanto riguarda le donne) e di potenziare la coesione sociale entro il 2010.La nuova riforma dei Fondi Strutturali 2007-2013, in corso di approvazione, sarà fortemente basata sulle priorità di Lisbona e di Goteborg, come si evince in particolare dalla formulazione degli obiettivi del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) che saranno tre: “Convergenza”, “Competitività e occupazione” e “Cooperazione territoriale”, laddove l’obiettivo “Convergenza” sostituirà l’attuale Obiettivo 1 e riguarderà le regioni con un prodotto interno lordo (PIL) pro capite inferiore al 75% della media europea. L’altro obiettivo “Competitività e occupazione” riguarderà tutte le Regioni con non rientrano nell’Obiettivo Con-vergenza e le regioni che usciranno per meriti propri dall’obietti- vo 1. Il terzo obiettivo, denominato “Cooperazione territoriale”, è ispirato al successo dell’iniziativa comunitaria Interreg, e sarà interamente basato sulla cooperazione transnazionale, transfrontaliera e interregionale.Le basi giuridiche della Ricerca europea sono rinvenibili nei Trattati istitutivi dell’Unione europea, in particolare nell’art. 163 che stabilisce gli obiettivi ed i principi in base ai quali si giustificano gli investimenti ed i programmi europei della ricerca. Difatti da anni le attività della ricerca europea sono state strutturate intorno a consecutivi programmi pluriennali definiti Programmi Quadro per la Ricerca, lo Sviluppo Tecnologico e Dimostrazione – RTD, con l’obiettivo di migliorare la competitività dell’industria e la qualità della vita dei cittadini europei, nella globale Società dell’informazione.L’Agenda di Lisbona si pone sulla medesima scia, essendo mirata ad accelerare il passaggio verso una conoscenza competitiva e dinamica in una economia orientata alla crescita sostenibile del mercato, che sempre più fa uso delle applicazioni e dei servizi connessi alle Tecnologie della Società dell’Informazione.Il riconoscimento dell’importanza dell’investimento europeo nella ricerca, è testimoniato altresì dalla nuova versione del VII Programma Quadro di ricerca e innovazione tecnologica 2007-2013, non solo perché può contare su un budget più cospicuo (54 bilioni di Euro), ma anche perché ha una maggiore durata temporale (da 5 a 7 anni) e si fonda su un imperativo sociale che è quello di promuovere ad alto livello l’immagine della scienza nella società contemporanea.
 
 
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