PROPOSTE DI RIFORMA DEL SETTORE VINO NELL’UNIONE EUROPEA - Sud in Europa

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PROPOSTE DI RIFORMA DEL SETTORE VINO NELL’UNIONE EUROPEA

Archivio > Anno 2006 > Settembre 2006
di Donatella DEL VESCOVO   
A partire dagli anni 70 il settore vinicolo è stato regolato da una Organizzazione Comune di Mercato (OCM) i cui strumenti di salvaguardia e sviluppo nel corso degli anni sono diventati obsoleti rispetto al mercato globale in continua evoluzione. Questa inadeguatezza ha determinato l’insorgere della necessità di una riforma radicale della suddetta organizzazione, per contrastare la crescente concorrenza e aggiornare viticoltori, produttori e commercianti rendendo il settore più flessibile e disponibile a soddisfare le domande dei consumatori.L’Unione Europea vanta oltre un milione e mezzo di aziende vitivinicole che occupano il 2% dell’intera superficie agricola europea, una grande tradizione enologica e prodotti di grandissima qualità. Purtroppo questi elementi non bastano a salvare il settore visto che i consumi scendono e le esportazioni in provenienza dai Paesi del Nuovo Mondo stanno invadendo il mercato.Negli ultimi dieci anni le importazioni sono incrementate del 10% circa all’anno ma il mercato non si è rivelato parimenti prospero per quanto riguarda le nostre esportazioni . Il fatto è che in Europa si produce troppo vino che a causa dell’agguerrita concorrenza non viene assorbito dal mercato, spendiamo troppi soldi per smaltire le eccedenze a discapito di investimenti tesi a incrementare qualità e competitività.Le norme troppo complesse che disciplinano le definizioni, l’elaborazione e la commercializzazione dei vini che frenano i produttori e confondono i consumatori vanno ridefinite, aggiornate e adeguate alle nuove esigenze.Oltre alla semplificazione delle norme e alla riconquista delle quote di mercato la riforma che si è resa necessaria tende anche alla salvaguardia delle migliori tradizioni della viticoltura europea e al rafforzamento del tessuto sociale ed ambientale delle zone rurali.Partendo da questi presupposti la Commissione europea ha inserito nel suo programma di lavoro per il 2006 un proposta per una completa riforma del settore vinicolo articolata in tre fasi: la prima è consistita nell’esaminare l’interesse e la partecipazione degli operatori tramite l’organizzazione di un seminario; la seconda, in una Comunicazione al Consiglio e al Parlamento ove si espongono diverse opzioni di cambiamento e le loro eventuali ripercussioni sul mercato; la terza nell’adozione di proposte legislative entro l’inizio del 2007Dopo un’accurata analisi della situazione del vino in Europa e un sondaggio e una campagna di sensibilizzazione tra gli operatori del settore, la Commissione ha presentato il 22 giugno al Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue e al Parlamento europeo la citata Comunicazione che fornisce un quadro dettagliato dell’ attuale condizione del mercato enologico e che propone i seguenti passi di riforma.Il primo suggerimento riguarda la riattivazione del regime di estirpazione dei vitigni appartenenti a produttori non competitivi. Questi sarebbero invogliati ad abbandonare la viticoltura acconsentendo a questa estirpazione, del tutto volontaria, in virtù di un premio sostanzioso. Per invogliare i produttori a richiederlo già dal primo anno, il premio verrà ridotto annualmente.Scopo di questa proposta sarà di espiantare 400.000 ettari di vigneti in cinque anni, risarcendo gli operatori del settore fino ad un importo massimo complessivo di 2,4 miliardi di euro. Incentivi che varieranno a seconda delle aree di intervento.Così facendo i produttori restanti sarebbero costretti a diventare ben più competitivi nella misura in cui il costo dei diritti di impianto non sarebbe più tale da impedire l’espansione delle loro aziende.Bruxelles, infatti, è convinta che bisogna eliminare tutte quelle situazioni che influiscono sul mercato in termini di costi a scapito della produzione, e che tagliare i rami meno produttivi, compresi tra l’8 e il 15% della produzione, sia il modo migliore per ritrovare una salute eccellente.Tutto ciò significa che una volta ottenuto l’equilibrio di mercato, ci sarà la possibilità di avviare nuovi impianti già a partire dal 2013.Nella Comunicazione inoltre si propone l’abolizione di tutte quelle misure che regolano e controllano il mercato come l’aiuto per il magazzinaggio privato, l’aiuto per la distillazione dei sottoprodotti e l’aiuto per l’uso del mosto.Per quanto riguarda nello specifico la “distillazione”, tale meccanismo viene messo in moto ogniqualvolta vi siano turbamenti di mercato dovuti ad eccedenze consistenti o a gravi problemi di qualità, ritirando dal mercato i quantitativi di vino eccedenti o di scarsa qualità e utilizzandoli per scopi industriali o come biocarburanti.Ulteriore elemento di novità costituirebbe l’idea di sopprimere il divieto di miscelazione dei vini e di importazione dei mosti extra-UE. Questo però potrebbe creare lo spettro della nascita di cantine senza uva, che comprano cioè vino extra-UE, lo miscelano, ne fanno un prodotto di bassa qualità ma con una veste grafica e un nome tale da fare concorrenza ai vini 100% europei.Scopo della Commissione europea è quindi da un lato introdurre nuove pratiche enologiche, dall’altro attuare una politica che promuova la qualità in maniera più semplice e trasparente. Questo significa non solo l’adozione di solo due categorie di vino, quelle ad indicazione geografica (IGT) e quelle senza indicazione geografica, ma anche norme di etichettatura più semplificate, che risultino così più comprensibili ai consumatori.Inoltre l’obiettivo della Commissione è di una profonda riforma del settore vitivinicolo europeo, con l’intento di limitare il potenziale produttivo attraverso il rafforzamento delle misure di estirpazione definitiva e di giungere ad una generale cancellazione delle misure di mercato, ovvero delle distillazioni. Tutto questo senza tener conto della particolarità del settore vinicolo e della rilevanza economica e sociale che questo settore riveste nel sistema produttivo comunitario, omologando le misure del vino a quelle individuate per altri settori, che hanno sistemi produttivi differenti.La Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) nutre numerose preoccupazioni in merito a questa prospettiva di riforma soprattutto per quanto riguarda la volontà della Commissione di impegnare ingenti risorse (2,4 miliardi di euro) per le misure di estirpazione.Il problema per gli agricoltori italiani sembra essere la gestione dell’enorme potenziale viticolo europeo. La regolamentazione degli impianti deve essere garantita in maniera da assicurare l’equilibrio del sistema comunitario ed inoltre la semplificazione annunciata delle misure relative alle pratiche enologiche, alle indicazioni geografiche ed all’etichettatura non sostiene adeguatamente, secondo la CIA, le politiche di qualità delle nostre produzioni. Sarà quindi necessario ottenere garanzie essenziali per la difesa della produzione italiana attraverso un’ampia flessibilità per la gestione degli eventuali fondi nazionali.Questo per impedire che nel nostro Paese siano penalizzate le aree territorialmente più sensibili e particolarmente dedite alla viticoltura.In conclusione si chiede che in sede europea avvenga una riflessione approfondita sugli strumenti e soprattutto sulle modalità di applicazione di questa eventuale riforma.
 
 
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