PROCESSO DI BARCELLONA E UNIONE PER IL MEDITERRANEO - Sud in Europa

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PROCESSO DI BARCELLONA E UNIONE PER IL MEDITERRANEO

Archivio > Anno 2008 > Dicembre 2008
di Cinzia DE MARZO    
Il Processo di Barcellona, avviato con la Dichiarazione omonima del 28 novembre 1995, ha rappresentato uno strumento centrale per le relazioni euro-mediterranee, fa-cendo instaurare una partnership tra 39 go­verni, basata su tre principali capitoli di cooperazione: 1) Dialogo politico; 2) Coopera­zio­ne economica e libero scambio; 3) Dialogo umanitario, sociale e culturale.
A beneficiare di questa cornice di pluralismo multilaterale e politico, che ha dato maggiore risalto al­lo sviluppo economico e forse me­no al rafforzamento della democrazia e del diritto alla pace, sono stati so­prattutto gli ope­ra­tori economici, le organizzazioni delle donne, i me­dia, oltre che le autorità na-zionali.
Peraltro si avvertono ancor oggi, dopo 13 anni, i limiti che ha avuto tale Processo di cooperazione, sia per la scarsa visibilità che per il basso grado di percezione dei cittadini, i quali lo avvertono distante dalle proprie esigenze e dalla risoluzione dei problemi della vita quotidiana.
Per tali motivi è sembrato opportuno trasformare gli obiettivi della Dichiara­zione di Barcellona in realtà tangibili, al fine di assicurare un consolidamento dei rapporti politico-istituzionali, economici e socio-culturali nell’area euro-mediterranea.
Un quadro rinnovato per la cooperazione euro-mediterranea è stato ufficialmente lanciato il 13 luglio 2008, nella riunione del Consiglio europeo di Parigi, in presenza di 43 capi di Stato e di Governo tra paesi UE e Mediterraneo (tranne la Libia), compresi i Balcani (Montenegro, Bosnia, Croazia e Albania), e Monaco, andando così a completare le relazioni bilaterali che l’UE mantiene con questi paesi, nell’ambito delle azioni dalla stessa intraprese in precedenza (politica dell’allargamento dell’UE, negoziati d’adesione e processo di preadesione).
La Dichiarazione Comune del Vertice di Parigi per il Me­di­terraneo, costituisce l’Atto formale per la nascita del­l’U­nio­ne per il Mediterraneo, da intendersi come un ponte e non una frontiera, in quanto volta a intensificare la ricerca della pace e a creare una vera politica comune, nel rispetto delle diverse lingue, storie, culture e identità territoriali.
Lungi dal sembrare un catalogo di buone intenzioni, la Di­chiarazione riprende i principi già affermati a Bar­cel­lo­na, tra cui la questione del Medio Oriente (asse centrale è difatti il primato della sicurezza di Israele), e conferma gli obiettivi generali della preesistente cooperazione euromediterranea, (che spaziano dalla zona di libero scambio a partire dal 2010, all’appoggio alle integrazioni regionali, al dialogo politico, ai diritti dell’uomo, etc.), con l’intento di rafforzarli.
Va evidenziato, inoltre, che l’esplicita menzione riportata nella Dichiarazione alla mobilità delle popolazioni, richiederebbe un più forte intervento in tal senso da parte dell’UPM.
Quest’ultima del resto sarebbe efficace, solo se i paesi del Sud in­tegreranno le loro politiche, abolendo le restrizioni in materia di circolazione di beni e persone, per le qua­li occorre lanciare politiche forti Sud-Sud, come l’apertura delle frontiere tra tutti i paesi della regione, poiché i paesi della riva del Sud devono agire come un insieme.
D’altro canto, l’avvenire delle Regioni euro-mediterranee, risiede proprio sul miglioramento dello sviluppo socio-economico, della solidarietà, dell’integrazione regionale, dello sviluppo sostenibile e della conoscenza, delle libertà fondamentali.
La Dichiarazione riconosce altresì un ruolo importante all’Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea – APEM, perché è necessario rafforzare la legittimità democratica del partenariato euro-mediterraneo, rendendo in tal modo la nuova struttura del processo di Bar­cellona: Unione per il Mediterraneo, responsabile dinanzi ad una assemblea legittimamente eletta.
Sotto il profilo dell’apparato burocratico e del funzionamento della nuova struttura dell’UPM, è prevista l’istituzione di un Segretariato generale permanente (per la cui se­de sono candidate 4 città ovvero Malta, Barcellona, Tu­nisi e Rabat), che avrà una sua personalità giuridica distinta ed uno statuto autonomo, il cui mandato sarebbe limitato all’amministrazione dei progetti comuni, e la creazione di un Comitato misto permanente (o Comitato EuroMed), con se­de a Bruxelles e al quale sarà affidato il controllo generale del processo.
La Dichiarazione introduce la funzione della Co­pre­si­denza, con doppia designazione: una che concerne l’U­nione Europea (dovrebbe coincidere con il presidente di tur­no del semestre europeo del Consiglio) e l’altra il Me­diterraneo, che durerà in carica due anni.
A livello operativo saranno indetti una Riunione al vertice ogni due anni ed una Conferenza Ministeriale, una volta l’anno.
Il Comitato delle Regioni ha evidenziato altresì la rilevanza del ruolo degli enti locali e regionali nella messa in atto di una nuova governance tra l’UE ed i suoi partner mediterranei, es­sendo fondamentale l’apporto di tale dimensione a livello di co­in­volgimento di enti territoriali, affinché si pos­sano ottenere ri­sultati concreti, non limitandosi alle relazioni intergovernative, ma promuovendo anche la cooperazione tra i territori che gli attori locali e regionali sviluppano con successo.
Con l’intento di rendere più dinamico e pragmatico il conseguimento degli obiettivi da rafforzare rispetto al Pro­cesso di Barcellona, la nuova UPM ha posto in rilievo alcuni progetti di rilevanza strategica, sui quali far convogliare gli investimenti e gli interessi del partenariato euro-mediterraneo:
– Disinquinamento del Mediterraneo (denominata Oriz­zon­te 2020), soprattutto rivolta alla tutela delle coste e delle zone marine, assistendo le popolazioni residenti in quelle aree;
– Comunicazioni marittime e terrestri, per la sicurezza dei trasporti marittimi, l’ammodernamento delle linee ferroviarie “trans-maghrebine”, creando interconnessioni tra i porti del bacino del Mediterraneo;
– Energie alternative: Piano solare del Mediterraneo: con l’ambizione di far divenire il solare termico la principale fonte di produzione di energia rinnovabile per tutta l’area territoriale;
– Programmi di protezione civile; definendo un programma comune di prevenzione delle catastrofi;
– Istruzione superiore, ricerca e Università; cominciando dalla creazione di una Università euromediterranea;
– Iniziative mediterranee in favore delle imprese, prevedendo forme di assistenza tecnico-finanziaria.
Saranno individuati contributi del bilancio comunitario, contributi dei paesi partner, partecipazione del settore privato, utilizzo dei sistemi dei prestiti (Banca Europea degli In­vestimenti).
Per i paesi terzi mediterranei, i sei progetti regionali, non potranno essere finanziati a discapito delle dotazioni finanziarie di bilancio bilaterali esistenti (strumento di vicinato o di preadesione).
Per i finanziamenti alternativi, la nuova Unione dovrà disporre di finanziamenti alternativi.
Il 3 novembre 2008 sarà realizzata la prima riunione Eu­ro­med, che avrà luogo a Marsiglia.
In quella sede saranno stabiliti per consenso dei ministri degli esteri presenti, i dettagli del mandato della nuo­va struttura istituzionale, le funzioni e la composizione e la durata della copresidenza, la sede e il finanziamento del Segretario permanente.                                                                                                                     
 
 
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