LE PRIORITA' DELL'UNIONE IN MATERIA DI LIBERTA', SICUREZZA E GIUSTIZIA - Sud in Europa

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LE PRIORITA' DELL'UNIONE IN MATERIA DI LIBERTA', SICUREZZA E GIUSTIZIA

Archivio > Anno 2005 > Settembre 2005

di Teresa MOSCHETTA    
Nel corso degli ultimi anni, il rischio di attentati terroristici e l’allargamento dell’Unione con il susseguente spostamento dei confini comunitari hanno fatto assumere nuova urgenza alla necessità di rafforzare il ruolo dell’Unione europea nell’instaurazione della cooperazione di polizia, doganale e giudiziaria e nello sviluppo di una politica coordinata in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne. In questa prospettiva si inserisce il Programma dell’Aja, adottato il 5 novembre 2004, nel quale il Consiglio europeo ha delineato gli obiettivi strategici da perseguire nel prossimo quinquennio demandando alla Commissione il compito di mettere a punto un apposito piano d’azione contenente un calendario per l’adozione e l’attuazione delle relative misure nel pieno rispetto del programma finanziario comunitario.
Il Piano d’Azione per la libertà, giustizia e sicurezza, presentato nel maggio scorso, individua dieci aree tematiche di intervento prioritario per le quali la Commissione ha assunto impegni specifici da realizzarsi in un predefinito arco temporale.
Il rispetto e la promozione dei diritti fondamentali costituisce un obiettivo primario del progetto di integrazione europea che richiede interventi mirati contro tutte le forme di discriminazione. In particolare, la Commissione orienta la sua attenzione sugli sforzi per combattere la violenza contro le donne ed i bambini prevedendo azioni di aiuto per le vittime quali, ad esempio, il Programma Daphne II che continuerà a sostenere le organizzazione europee impegnate nella protezione di donne e minori sul territorio europeo. Ma non solo, la Commissione si impegna a coordinare le differenti attività in favore dei bambini adottando, nel corso del 2005, una Comunicazione sulla protezione dei diritti dei bambini e promuovendo una Conferenza internazionale al fine di lanciare varie forme di collaborazione. Viene anche prospettata la possibilità di convertire il Centro di monitoraggio europeo per il razzismo e la xenofobia in una Agenzia sui diritti fondamentali che dovrebbe costituire il punto di riferimento per la società civile promuovendo il dialogo a livello europeo e la consapevolezza dell’opinione pubblica su queste problematiche. L’Agenzia dovrebbe, inoltre, fornire alle istituzioni europee ed agli Stati membri assistenza e conoscenze raccogliendo e diffondendo informazioni comparabili e producendo un rapporto annuale.
La gestione dei flussi migratori richiede un approccio bilanciato che comprende la creazione di una politica comune sull’immigrazione, l’assicurazione di uno status giuridico definito ed una migliore definizione dei diritti da riconoscere ai cittadini di paesi terzi oltre alla messa a punto di una politica contro l’immigrazione illegale che rispetti i diritti e la dignità delle persone coinvolte. La Commissione si impegna a presentare, entro la fine del 2005, un Piano politico sulla immigrazione che sia in grado di rispondere prontamente alle domande fluttuanti di lavoratori immigrati nel mercato del lavoro e che preveda procedure comuni per il rimpatrio, la conclusione di accordi di riammissione ed una ulteriore coordinazione per combattere lo sfruttamento ed il traffico degli esseri umani.
A questo riguardo la Commissione ha già compiuto passi in avanti adottando, il 1° settembre scorso, una Proposta di direttiva su norme comuni in materia di rimpatrio ed una Comunicazione sulla migrazione e lo sviluppo. La proposta di direttiva mira a stabilire un corpus di norme applicabili a qualsiasi cittadino di un paese terzo soggiornante illegalmente, predisponendo una procedura in due fasi per il suo allontanamento: in una prima fase dovrebbe essere data priorità al rimpatrio volontario, e soltanto nel caso in cui il cittadino in questione non intenda rimpatriare volontariamente, gli Stati membri dovranno emettere un provvedimento di allontanamento valido per tutto il territorio dell’Unione europea. La Comunicazione sulla migrazione e lo sviluppo, individuando un nesso tra migrazione e cooperazione allo sviluppo, propone una serie di orientamenti politici atti a massimizzare le ripercussioni positive della migrazione sullo sviluppo quali il fenomeno delle rimesse e l’acquisizione di risorse umane e finanziarie spendibili nei paesi d’origine.
L’allargamento dell’Unione europea a nuovi Stati membri richiede la progressiva integrazione dei nuovi membri nella c.d. Area Schengen che comporta la gestione integrata dei confini esterni ed una politica comune dei visti al fine di assicurare la libera circolazione delle persone. La Commissione si impegna a sviluppare un sistema integrato di gestione dei confini esterni attraverso la creazione della Agenzia per la gestione dei confini con sede a Varsavia che si occuperà di coordinare ed assistere le azioni di paesi membri nel controllo dei confini esterni. Lo sviluppo di una efficace politica dei visti sarà facilitata attraverso il sistema di informazione dei visti finalizzato a rafforzare lo scambio di informazioni fra Stati membri in modo da migliorare la valutazione delle domande di visti e l’identificazione dei richiedenti.
La Commissione, inoltre, intende presentare, entro il 2007, una proposta al fine di soddisfare il bisogno di una maggiore sinergia nelle attività consolari riguardanti sia i cittadini europei che viaggiano all’estero che cittadini di paesi terzi che hanno bisogno di visti per entrare nel territorio comunitario.
La creazione di un sistema di asilo europeo richiede di stabilire una procedura comune ed uno status uniforme per le persone che beneficiano dell’asilo e della protezione sussidiaria nel rispetto dei valori e delle tradizioni umanitarie dell’Unione. La Commissione europea intende, inoltre, sviluppare programmi di protezione regionali finalizzati a rafforzare la capacità di protezione delle regioni di origine diminuendo il bisogno per i rifugiati di cercare protezione nel territorio comunitario. I programmi forniranno anche una generale assistenza per migliorare le infrastrutture locali e l’assistenza per il ritorno nei paesi d’origine. I paesi terzi che riceveranno gli aiuti previsti nei programmi di protezione regionale dovranno adattare il loro sistema nazionale di asilo agli standard internazionali previsti dalla Convenzione di Ginevra. Ai sensi della Comunicazione sui programmi di protezione regionali, adottata dalla Commissione il 1° settembre scorso, il primo programma pilota di protezione regionale sarà attuato nei nuovi Stati indipendenti occidentali, ossia in Ucraina, Moldova e Bielorussia, mentre il secondo programma pilota potrebbe interessare la Tanzania ed il Corno d’Africa.
L’immigrazione non costituisce soltanto una minaccia per gli equilibri socio economici comunitari ma può rivelarsi una risorsa da valorizzare, sostenendo ed incoraggiando i Paesi membri a mettere a punto migliori politiche di integrazione al fine di evitare l’isolamento e l’esclusione sociale delle comunità immigranti. La Commissione metterà a punto, entro la fine del 2005, un Quadro europeo sull’immigrazione basato su principi comuni in modo da favorire un maggiore contatto fra le autorità nazionali e lo scambio di esperienze ed informazioni sulla integrazione.
Un primo passo in questa direzione è stato compiuto con l’adozione, il 1° settembre scorso, di una Agenda comune per l’integrazione in cui viene sottolineata l’importanza di chiarire ulteriormente i diritti ed i doveri dei migranti nell’UE, di mettere a punto specifiche attività di cooperazione e di includere l’integrazione in tutti i pertinenti settori politici. Successivamente, nel corso del 2006, sarà proposto un Manuale sull’integrazione mirato a fornire ai governi nazionali e locali, ai datori di lavoro, alle organizzazioni regionali, alla società civile, alle associazioni di immigranti, ai media ed alle organizzazioni non governative esempi di iniziative politiche tese alla integrazione.
La lotta contro il terrorismo deve focalizzarsi sui differenti aspetti della prevenzione e della reazione al fine di rafforzare le capacità degli Stati membri di combattere questo fenomeno mediante una stretta cooperazione con paesi terzi che includa l’assistenza nel finanziare misure antiterrorismo. A questo fine, la Commissione, nel corso del 2005, intende presentare una proposta per la creazione di una Rete di informazioni sulle infrastrutture critiche di allarme ed un Programma sulle infrastrutture critiche oltre ad un Progetto pilota per le vittime degli atti terroristici. In questo settore risulta, inoltre, fondamentale promuovere la cooperazione tra le autorità degli Stati membri nello scambio di informazioni rilevanti per le indagini nel pieno rispetto della privacy. La Commissione, entro la fine del 2005, adotterà una proposta finalizzata a regolare e fornire specifiche garanzie nel rispetto della gestione dei dati con la previsione di un servizio di comunicazione elettronica pubblica per le indagini sui criminali.
La lotta contro la criminalità organizzata costituisce una priorità per la Commissione da perseguire mediante misure fi-nalizzate a rafforzare la prevenzione tra le quali rientrano politiche coerenti contro la corruzione ed azioni tese ad assicurare la trasparenza del settore pubblico. Particolare rilievo viene, inoltre, attribuito alla partnership tra settore pubblico e privato la cui promozione sarà oggetto di uno specifico Piano d’azione che la Commissione preparerà entro il 2006. La lotta contro il crimine richiede, inoltre, una più stretta cooperazione fra le autorità nazionali ed una piena realizzazione delle potenzialità di Eurojust e Europol mediante il loro coinvolgimento nelle fasi investigative nei casi di crimine transfrontaliero. Una delle più gravi forme di crimine transfrontaliero è la tratta di esseri umani che sarà oggetto, entro il 2005, di una Comunicazione della Commissione che avrà un approccio orientato sui diritti umani.
La creazione di una effettiva area di giustizia sarà completata con l’adozione di norme sulla giurisdizione, sul riconoscimento e sui casi di conflitto di diritto oltre a misure volte a creare la fiducia fra gli Stati membri assicurando standard minimi procedurali ed alti livelli di qualità dei sistemi giudiziari in particolare con riguardo alla equità ed al rispetto dei diritti di difesa. La cooperazione giudiziaria commerciale e civile avrebbe un impatto positivo diretto sulla vita dei cittadini che saranno, pertanto, coinvolti nella preparazione delle legislazioni in materia mediante consultazioni e dibattiti alimentati dalla pubblicazione di documenti atti ad illustrare le problematiche connesse ad un determinato settore di intervento giudiziale.
Con riguardo alla giustizia penale, l’armonizzazione e lo stabilimento di standard minimi su molti aspetti procedurali svilupperebbe la reciproca fiducia tra gli Stati membri in questo delicato settore e favorirebbe il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto mediante la valorizzazione delle funzioni di Eurojust che, a partire dal 2002, svolge un ruolo essenziale nello sviluppo della cooperazione giudiziaria lavorando con gli Stati membri per migliorare la coordinazione delle indagini relative a numerosi casi criminali riguardanti terrorismo, frode, traffico di esseri umani e droga.
Il Piano d’Azione, proposto dalla Commissione europea, non soltanto offre una articolata analisi delle questioni ancora aperte nella creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comune, prospettando interventi normativi da adottare seguendo una ben delineata scansione temporale, ma assicura la piena coerenza fra le priorità politiche definite nel Programma dell’Aja con gli strumenti finanziari necessari per la loro attuazione.
Si calcola che nel 2013 l’ammontare di fondi destinato a questa politica dovrà aumentare di circa dodici volte rispetto al 2006. I fondi per la gestione dei flussi migratori conoscerà un incremento del 250% fra il 2006 e il 2013 così come verranno raddoppiati del 125% i fondi a favore della protezione dei diritti fondamentali e della giustizia.
Queste cifre indicano chiaramente l’importanza attribuita dalla Commissione a questo delicato settore della integrazione europea che trova espressione non in mere dichiarazioni di principio, ma nella volontà di promuovere misure congrue che contemperino le necessità di intervento operativo con le prospettive di bilancio dell’Unione europea.
 
 
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