La sicurezza alimentare nell'Europa allargata - Sud in Europa

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La sicurezza alimentare nell'Europa allargata

Archivio > Anno 2003 > Giugno 2003
di Teresa Maria Moschetta    

Nel corso degli anni il controllo della sicurezza alimentare è stato oggetto di rilevanti e reiterati interventi dell’Unione europea nel quadro della politica comunitaria tesa a garantire la salute e la tutela dei consumatori. A partire dal 1 maggio 2004 l’attuale legislazione UE in materia entrerà in vigore negli ordinamenti giuridici di Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia ossia dei dieci nuovi Stati membri che il 16 aprile scorso hanno firmato, ad Atene, il Trattato di adesione e l’atto di adesione ad esso allegato. Le questioni attinenti alla sicurezza alimentare sono trattate nei capitoli del trattato di adesione dedicati rispettivamente alla libera circolazione delle merci e alla agricoltura. In particolare il capitolo primo, dedicato alla libera circolazione delle merci, fa riferimento alla legislazione in campo alimentare comprendente norme generali d’igiene e di controllo, norme sulla etichettatura degli alimenti, norme sugli additivi alimentari, sul condizionamento degli alimenti e sugli alimenti geneticamente modificati. Il capitolo settimo, dedicato all’agricoltura, fa invece riferimento alla legislazione veterinaria, comprensiva di norme sulla salute degli animali, sui controlli sul mercato interno e alle frontiere esterne e sui requisiti di sanità pubblica per gli stabilimenti che trattano prodotti di origine animale, alla legislazione fitosanitaria, attinente allo status dei vegetali e l’igiene delle piante, e alla legislazione sui mangimi che si occupa della sicurezza dei materiali e degli additivi presenti nei mangimi, della loro etichettatura e dei relativi controlli ed ispezioni. La rilevante mole di strumenti normativi che i nuovi Stati membri dell’Unione sono chiamati a recepire ed attuare nei rispettivi ordinamenti interni richiede un imponente sforzo di adeguamento onde evitare l’abbassamento degli standard di sicurezza alimentare attualmente vigenti. In particolare la Commissione europea ha individuato tre questioni di particolare rilevanza a cui si dovrà far fronte nell’immediato.
In primo luogo, si dovranno porre i nuovi Stati membri nella condizione di poter effettuare controlli alle frontiere esterne conformi a quelli finora posti in essere in ambito comunitario. A tal proposito la legislazione comunitaria attualmente in vigore prevede un sistema di posti d’ispezione frontalieri (PIF) deputati al controllo delle importazioni provenienti da paesi terzi. Al momento sono operativi 238 posti d’ispezione frontalieri situati per lo più alle frontiere orientali dell’Unione. In seguito al processo di allargamento, che a partire dal 2007 dovrebbe coinvolgere anche Bulgaria e Romania, gli attuali confini nazionali orientali di Germania, Austria e Italia diventeranno confini interni dell’Unione mentre si estenderà la frontiera con la Russia e si creeranno nuovi confini con Bielorussia, Ucraina, Moldavia e Turchia. Sarà, pertanto, necessario creare nuovi PIF su tali confini oltre che ai confini con Croazia, Serbia, Montenegro e Macedonia. I nuovi Stati membri potranno beneficiare dei finanziamenti provenienti dal programma Phare per istituire i nuovi posti d’ispezione frontalieri. La Commissione autorizzerà solo i PIF che presenteranno i requisiti per garantire un effettivo controllo sulla qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari importati.
In secondo luogo, si pone il problema di far sì che anche i nuovi Stati membri rispettino le regole UE relative alla BSE richiedenti la rimozione di materiali a rischio specifico dalla catena alimentare al momento della macellazione e il divieto di utilizzo di determinati mangimi. Al momento solo Cipro, Lettonia, Lituania, Malta e Slovenia applicano, similmente agli Stati UE, un divieto totale di alimentazione con farina di carni ed ossa e i test BSE, imposti su larga scala dalla legislazione comunitaria, sono solo in parte attuati. Per l’attuazione di tali test i nuovo Stati membri potranno beneficiare dei cofinanziamenti previsti dal programma Phare.
In terzo luogo, si pone il problema dell’adeguamento degli impianti di trasformazione degli alimenti dei nuovi Stati membri agli standard dell’UE. Alcuni degli stabilimenti in questione già risultano essere conformi ai requisiti sanitari dell’UE mentre Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia hanno chiesto il riconoscimento di un periodo di transizione per migliorare i propri impianti. A tal fine potranno beneficiare dei finanziamenti previsti dal programma SAPARD. La Commissione ha imposto severe condizioni per la commercializzazione di prodotti provenienti da detti stabilimenti che devono essere debitamente contrassegnati in modo da essere facilmente riconoscibili come non commercializzabili nel mercato dell’UE. Gli impianti che non soddisfano le norme comunitarie e non sono soggetti a disposizioni transitorie dovranno, invece, essere chiusi.
Nel complesso i nuovi Stati membri sono tenuti ad allestire un programma di prelievo di campioni e di analisi e a disporre di infrastrutture, attrezzature di laboratorio e personale qualificato in materia di sicurezza alimentare.
A fronte della complessità delle questioni poste, la Commissione si è impegnata a svolgere, mediante il suo Ufficio alimentare e veterinario (UAV), un attento monitoraggio sul livello di ottemperanza alla normativa in materia di igiene alimentare, salute animale e stato fitosanitario dei nuovi Stati membri. Nel caso in cui questi ultimi non rispettino gli impegni negoziali creando un rischio immediato per il funzionamento del mercato interno il trattato di adesione prevede, infatti, una clausola di salvaguardia invocabile fino a tre anni seguenti la data di adesione.
L’Unione europea, pur consapevole dell’importante sforzo di adeguamento cui sono chiamati i nuovi membri, non intende transigere in un settore così importante come quello della sicurezza alimentare. 
 
 
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