LA SFIDA DEI PVS PER LO SVILUPPO AMBIENTALE SOSTENIBILE - Sud in Europa

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LA SFIDA DEI PVS PER LO SVILUPPO AMBIENTALE SOSTENIBILE

Archivio > Anno 2004 > Luglio 2004
di Micaela FALCONE    


Il perseguimento di un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile teso a coniugare le esigenze macroeconomiche con il corretto sfruttamento di materie ed energia è tematica che comincia ad acquisire crescente attenzione anche nei Paesi in via di Sviluppo (PVS).
Nell’area mediterranea, in particolare, la pressione di problemi quali incremento demografico, insufficiente infrastrutturazione ed ancora insufficiente capacità di creare valore aggiunto attraverso know how e capacità di innovazione su beni e prodotti, si sovrappone alla questione cruciale di due risorse strategiche: petrolio ed acqua. Mentre per il primo i criteri di gestione risultano già adeguatamente inseriti nell’ambito di concordate politiche sovranazionali, è sulla risorsa acqua che notoriamente si concentrano tutt’ora le tensioni sociali e politiche più acute.
La preservazione e la corretta gestione delle risorse idriche costituisce, infatti, tema prioritario della politica ambientale internazionale, destinato a rivestire importanza sempre più rilevante in particolare nei rapporti tra gli Stati Mediterranei in considerazione della allarmante riduzione delle risorse idriche locali che determinano rischi crescenti di violenti conflitti.
In molte regioni del mondo la diffusa scarsità di acqua, insieme alla graduale distruzione e all’aggravato inquinamento delle risorse di acqua dolce, potrebbe diventare una fonte importante di instabilità economica e politica – come è avvenuto negli anni settanta con la crisi del petrolio – che richiede un approccio ed una pianificazione e gestione integrata delle risorse stesse.
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più Paesi, presentando carattere internazionale o transfrontaliero. Soprattutto nell’Asia Centrale e nel Medio Oriente, infatti, le dispute sull’acqua stanno modellando e ridisegnando gli scenari geopolitici ed i futuri economici. Si pensi ai conflitti tra India e Bangladesh sul Gange, al progetto per il grande acquedotto sahariano in Libia, al progetto DAM in Israele e al Lago artificiale Nasser creato con la diga di Aswan in Egitto.
L’Egitto, in particolare, rappresenta un esempio dei dilemmi e delle incertezze che devono affrontare i Paesi con una rapida crescita demografica e fonti di approvvigionamento idrico mal distribuite sul proprio territorio nazionale. Più di 60 milioni di egiziani dipendono quasi interamente dalle acque del Nilo che taglia verticalmente il Paese in due regioni desertiche, le cui origini non si trovano all’interno dei confini del paese bensì in Etiopia ed attraversano nove nazioni.
È evidente quindi che lo sfruttamento delle risorse idriche non implica esclusivamente questioni di carattere quantitativo relative alla disponibilità e alla distribuzione delle risorse necessarie a tutti i Paesi interessati, ma investe importanti aspetti di carattere qualitativo attinenti alle problematiche derivanti dalla potabilizzazione dell’acqua attraverso adeguati processi di trattamento, dalla depurazione degli scarichi per prevenire l’inquinamento di fiumi e laghi, dallo smaltimento di rifiuti prodotti da insediamenti urbani o da processi di lavorazione industriale.
L’esigenza di conciliare le esigenze di progresso dei PVS con la tutela dell’ambiente assume carattere intersettoriale perché riveste un ruolo importante in tutti i settori dello sviluppo, compresa la sanità, la sicurezza alimentare, i trasporti ed il commercio.
Per dibattere su queste problematiche, nei giorni 5, 6 e 7 giugno scorso si è svolto al Cairo il Primo Convegno Internazionale sullo Sviluppo Ambientale Sostenibile promosso dal National Research Center egiziano (l’equivalente del nostro CNR) forte di un organico di circa 5000 ricercatori.
Scopo del Convegno era riunire studiosi, ricercatori, professionisti e istituzioni per promuovere a livello internazionale lo scambio di informazioni ed esperienze nel settore ambientale in modo da porre le basi di una rinnovata e più articolata sfida che intende garantire uno sviluppo sostenibile in Egitto e nei PVS.
I lavori sono stati articolati in tre sessioni tematiche relative a Water and Wastewater Management; Air Pollution ed Environmental & Occupational Medicine ed hanno affrontato le problematiche ambientali relative alla situazione dei Paesi in via di Sviluppo – in particolare dell’Egitto – nel quadro degli obiettivi di tutela e sviluppo tracciati dagli accordi internazionali.
Al convegno, che ha visto la partecipazione di circa 300 studiosi, sono stati presentati oltre 90 lavori di ricercatori provenienti da 18 Paesi: Stati Uniti, Giappone, Australia, Italia, Germania, Olanda, Inghilterra, Spagna, Austria, Marocco, Ungheria, Grecia, Tunisia, Giordania, Turchia, Emirati Arabi, Yemen, Iraq oltre naturalmente all’Egitto.
Di particolare rilievo, nella prima sessione, è risultata la problematica del riuso delle acque reflue municipali ed industriali che rappresenta un tema comune a tutti i Paesi con scarsa dotazione idrica, quali in particolare quelli che si affacciano sul Mediterraneo (sentito acutamente anche nella nostra Puglia dove è previsto che circa il 75% delle acque reflue municipali sia opportunamente trattato in appositi depuratori in corso di realizzazione per essere riutilizzata in agricoltura).
Egitto ed Israele affiancano ad un’elevata propensione sul tema (nel 2010 circa il 90% delle acque reflue israeliane sarà utilizzato in agricoltura) un’importante tradizione di collaborazione tecnico-scientifica che vede nell’egiziano Mancy – professore emerito della prestigiosa Ann Arbor University – M.I. USA ed ospite d’onore del Convegno – e nell’israeliano professor Shuvall, gli scienziati di riferimento fautori di un dialogo che riverbera importanti effetti culturali, sociali ed economici ai fini della pace tra i due popoli.
Le diverse memorie presentate hanno consentito di confrontare gli apprezzabili progressi tecnologici dei ricercatori del NRC egiziano sul tema delle acque con le innovazioni presentate da studiosi provenienti da Paesi più avanzati, in particolare Olanda, Belgio, Germania ed Italia, per la quale ultima il gruppo di lavoro del prof. Liberti (Politecnico di Bari) ha presentato una nuova tecnologia di disinfezione delle acque.
Nel campo dell’inquinamento atmosferico hanno prevalso gli studi di monitoraggio ambientale, legati all’inquinamento da traffico che insidiano pesantemente la qualità della vita in megalopoli quali il Cairo che, ai circa 17 milioni di presenze giornaliere aggiunge un parco auto circolante di stupefacente vetustà, il cui uso è incentivato dal basso costo del carburante (circa 1/7 di quello italiano).
Entrambe queste tematiche, Water and Wastewater Management ed Air Pollution, infine, hanno alimentato la terza sessione del Convegno dedicata alla Environmental & Occupational Medicine (Medicina ambientale e del lavoro) nella quale più evidenti sono apparsi i ritardi sia sotto il profilo della medicina preventiva che delle indagini epidemiologiche rispetto ai corrispondenti livelli di attenzione sanitaria attualmente realizzati nei Paesi più avanzati.
Il Convegno, pertanto, ha offerto una importante occasione per misurare la rapidità con la quale i PVS si stanno attrezzando per orientare verso un modello di maggiore sostenibilità ambientale gli investimenti produttivi ed infrastrutturali necessari per elevare lo sviluppo a standard più avanzati.
 
 
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