LA LIBERALIZZAZIONE DELLE TELECOMUNICAZIONI E I DIRITTI NEL SETTORE DELLO SPORT NELLA V GIORNATA EUROPEA DELLA CONCORRENZA - Sud in Europa

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LA LIBERALIZZAZIONE DELLE TELECOMUNICAZIONI E I DIRITTI NEL SETTORE DELLO SPORT NELLA V GIORNATA EUROPEA DELLA CONCORRENZA

Archivio > Anno 2002 > Marzo 2002
di Annamaria Bonomo    
Il 26 febbraio a Madrid si è svolta la quinta «Giornata europea della concorrenza», manifestazione che si tiene due volte l'anno presso il Paese membro cui spetta la presidenza con la collaborazione della Commissione europea.
Questi incontri a cadenza semestrale, che hanno preso il via a Lisbona due anni fa, hanno lo scopo di promuovere l'integrazione del mercato e della concorrenza nei principali mercati di fattori produttivi come quello finanziario, dell'energia, delle telecomunicazioni e dei trasporti. Si tratta di un'occasione importante per gli Stati Membri per riflettere insieme sulle riforme strutturali necessarie per consentire da un lato l'incremento della consapevolezza nei cittadini europei dei benefici che può apportare la libera concorrenza sia in termini di abbattimento dei prezzi che di maggiore innovazione e di possibilità di scelta, dall'altro il rafforzamento di una rete di cooperazione fra gli Stati membri indispensabile ad una efficace politica concorrenziale.
La Giornata è stata articolata in tre Sessioni: nella prima di respiro generale sono intervenuti il Ministro spagnolo dell'Economia, Rodrigo Rato che ha aperto i lavori, il Commissario europeo alla Concorrenza, Mario Monti e l'attuale Vice-Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, José Manuel Garcia-Margallo. Le altre due sessioni sono state dedicate a due settori specifici di rilevante importanza nella società attuale e cioè i rapporti tra concorrenza e new-economy e tra concorrenza e sport. In particolare i partecipanti alla manifestazione si sono confrontati sui vantaggi che può offrire ai consumatori l'applicazione di un regime di concorrenza nel settore delle telecomunicazioni e in quello dello sport, specialmente in relazione ai diritti radiotelevisivi.
Per quanto concerne il settore delle telecomunicazioni esso è un esempio del successo della politica di concorrenza. Pienamente liberalizzato nel 1998, coniugando interventi regolativi con l'applicazione delle norme comunitarie di concorrenza, ha determinato la fine dei monopoli. Tra gli effetti più evidenti di questa politica, la riduzione dei prezzi per i consumatori specialmente per le chiamate a lunga distanza, che sono diminuite circa del 40 % tra il 1997 ed il 1999 nella maggior parte degli Stati membri, e l'esplosione del numero dei telefoni portatili che oggi costituiscono uno strumento di comunicazione quasi indispensabile ed alla portata di tutti i cittadini. La liberalizzazione del settore e l'avvento di nuove tecnologie ha inoltre comportato per i consumatori una più ampia scelta di servizi come l'accesso ad Internet, il commercio elettronico e domani la cosiddetta terza generazione dei telefonini portatili che offrirà servizi Internet, immagini video e una serie di altri servizi.
La Commissione tuttavia, come sottolinea il Prof. Monti, ha davanti a sé ancora una sfida: quella di garantire un accesso aperto e non discriminatorio al c.d. ultimo miglio dei cavi telefonici che porta alla case dei consumatori europei.
La disaggregazione della rete locale, ora al centro della politica di concorrenza, è stata imposta in tutta Europa da un Regolamento del dicembre del 2000, ma finora non ha prodotto i risultati sperati. L'accesso disaggregato comporta per i nuovi operatori del mercato dei costi troppo elevati che ostacolano i loro piani di impresa, dovendo esso allo stesso tempo anche affrontare le pratiche ostruzionistiche dei preesistenti operatori locali. Il risultato è che spesso i nuovi operatori rinunciano al mercato del traffico urbano, lasciando il terreno libero agli operatori ex monopolisti.
Gli uffici della Direzione generale per la Concorrenza (DG 4), afferma il Prof. Monti, si stano occupando, come priorità assoluta, dei casi che coinvolgono pratiche abusive da parte degli operatori preesistenti per ostacolare l'ingresso di nuovi operatori ai mercati telefonici locali, relativamente sia ai servizi telefonici tradizionali che ai nuovi servizi a banda larga. Si tratta di condotte anticoncorrenziali che hanno degli effetti pregiudizievoli per i consumatori in quanto impediscono loro di usufruire di un accesso più facile ed economico al traffico telefonico locale, come ad Internet e la possibilità di scegliere tra più operatori. In questo anno sono previste una serie di decisioni definitive della Commissione su attività di predatory pricing nel settore della telefonia locale come anche nel settore della telefonia mobile spesso imputata di una tariffazione eccessivamente alta.
Relativamente al rapporto tra concorrenza e sport, oggetto della discussione è stata la vendita dei diritti radiotelevisivi sul calcio e sugli altri avvenimenti sportivi.
Com'è noto, la vendita dei diritti radiotelevisivi è diventata nel corso degli ultimi dieci anni, una della fonti di guadagno più rilevanti per le società sportive e in particolare per quelle calcistiche. Le ingenti somme di danaro che le emittenti televisive pagano alle società sportive determina un aumento considerevole delle tariffe di abbonamento alle televisioni a pagamento (Pay-TV), che sono quelle che generalmente acquistano i diritti sugli avvenimenti sportivi, e quindi uno svantaggio per i consumatori che spesso lamentano la crescita eccessiva dei canoni di abbonamento. Ma non è solo questo il motivo di preoccupazione che ha comportato l'intervento della Commissione europea. Le obiezioni della Commissione riguardano le pratiche di vendita da parte delle organizzazioni sportive della totalità dei diritti radiotelevisivi di una determinata manifestazione sportiva (ad esempio la Champions League dell'UEFA, i campionati del mondo di calcio, i Giochi olimpici) ad una sola emittente radiotelevisiva. Una tale iniziativa equivale, a parere della Commissione, ad un accordo di fissazione dei prezzi e pone dei limiti alla diffusione dello sport in TV in quanto ad una sola emittente viene concessa la totalità dei diritti di un'importante manifestazione. In questo modo si limita la concorrenza fra emittenti e la possibilità di scelta dei consumatori. Naturalmente deve trattarsi di accordi che abbiano come effetto l'attribuzione in esclusiva dell'intera manifestazione e per un lungo lasso di tempo, mentre non pongono normalmente problemi di concorrenza i contratti in esclusiva per un certo evento sportivo o per una determinata stagione in un determinato campionato.
E' evidente che la coesistenza di accordi di vendita sulla totalità dei diritti con un'esclusiva a lungo termine può intralciare il normale funzionamento del mercato con pregiudizio di tutte le parti coinvolte: dai consumatori che pagano prezzi troppo alti, alle aziende mediatiche che sono costrette a pagare delle cifre esorbitanti per ottenere i diritti televisivi, ad infine le società sportive che possono vedere le proprie agenzie di marketing fallire come è avvenuto recentemente per l'agenzia della UEFA, la ISL.
Emerge da questa giornata come l'obiettivo della libera concorrenza nel mercato europeo, settore pilota della politica comunitaria fin dal Trattato di Roma, se pure abbia conseguito finora risultati eccellenti, continua a costituire l'oggetto di interventi della Commissione europea sempre pronta ad accogliere nuove sfide quando si tratta di tutelare la libertà del mercato e dei consumatori. Il settore delle telecomunicazioni e dei diritti radiotelevisivi nel settore dello sport insieme al settore delle nuove tecnologie, costituiscono un nuova importante sfida per la politica europea della concorrenza.
 
 
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