LA CONVENZIONE PER IL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA - Sud in Europa

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LA CONVENZIONE PER IL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA

Archivio > Anno 2002 > Marzo 2002
di Ennio Triggiani    

L’apertura dei lavori della Convenzione, avvenuta il 28 febbraio 2002, segna una svolta fondamentale nel processo di costruzione europea. Se il deficit democratico dell’Unione è stato fino ad oggi uno dei problemi più sentiti dai cittadini europei, la decisione del Consiglio europeo di Laeken di preparare la prossima Conferenza intergovernativa sulla base dei lavori della Convenzione vuole essere la risposta concreta alla più grave lacuna della costruzione europea, ancora priva di una propria Costituzione.
La stessa dichiarazione di Laeken sul futuro dell’Unione europea, resa in occasione del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2001, evidenzia come sia fondamentale avvicinare i cittadini alle istituzioni europee per poter affrontare le nuove sfide, prime tra tutte l’allargamento. Come auspicato dallo stesso Jean Monnet, l’Unione europea è stata costruita passo per passo. La sua struttura attuale costituisce il risultato di grandi sforzi che hanno comportato la realizzazione di importanti progetti come mercato e moneta unici, un unico spazio di libertà, sicurezza e giustizia con una politica comune in materia di asilo e di immigrazione, una cooperazione sempre più stretta in settori sensibili come la politica estera e di difesa, la lotta alla criminalità. Tuttavia è oggi necessario prepararsi all’apertura dell’Unione europea agli Stati dell’Europa centrale ed orientale candidati all’adesione. E’ importante, pertanto, che alcuni dei problemi non ancora risolti dai Trattati di Amsterdam e di Nizza, trovino delle soluzioni effettive per la “costituzione” di un’Europa unificata e democratica.
Ai lavori della Costituzione presieduta da Valéry Giscard d’Estaing, al quale si affiancano i due vice presidenti Giuliano Amato e Jean Luc Dehaene, partecipano i rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo, nonché dei governi e dei parlamenti nazionali di tutti gli Stati membri e degli Stati candidati all’adesione all’UE. La partecipazione dei rappresentanti dei parlamenti nazionali, in particolare, è emblematica della volontà di dare piena voce ai cittadini europei, tramite i loro rappresentanti.
Come ha affermato Valéry Giscard d’Estaing, nella sessione inaugurale della Convenzione, questa “costituisce la prima occasione dalla conferenza di Messina del 1955, in cui dei responsabili europei si dotano di strumenti e si concedono i tempi per una riflessione approfondita sul futuro dell’Unione europea… I lavori della Convenzione rappresentano pertanto il carattere di una rifondazione intellettuale del futuro dell’Unione”.
Le sfide principali che dovrà affrontare la Convenzione per gettare le fondamenta di una riforma dei Trattati riguardano tre aspetti principali, indicati nella Dichiarazione di Laeken: “Come avvicinare i cittadini al progetto europeo e alle istituzioni? Come strutturare la vita politica e lo spazio politico europeo in un’Unione allargata? Come trasformare l’Unione in un fattore di stabilità e in un punto di riferimento in un mondo nuovo, multipolare?”. Per predisporre un progetto di riforma che risponda a queste aspettative, la Convenzione dovrà raggiungere alcuni obiettivi, segnatamente, una migliore articolazione del riparto delle competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri, nel rispetto del principio di sussidiarietà; la semplificazione degli atti normativi; una maggiore democrazia, trasparenza ed efficienza che implichi, tra l’altro, l’associazione dei parlamenti nazionali al processo decisionale europeo; infine, la realizzazione di una “costituzione per i cittadini europei”, attraverso la semplificazione dei Trattati costitutivi e una maggiore tutela dei diritti fondamentali che potrebbe comportare l’eventuale inserimento della Carta dei diritti fondamentali nel Trattato costitutivo, ovvero l’adesione della Comunità europea alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.
La scelta politica di aprire un dibattito, attraverso la predisposizione di un Forum che coinvolga le organizzazioni che rappresentano la società civile -tra cui le parti sociali, le organizzazioni non governative, gli ambienti accademici- mostra l’evidente interesse della partecipazione dei cittadini alla predisposizione del documento finale della Convenzione, che servirà da base per il lavori della prossima conferenza intergovernativa. In tal modo ognuno di noi potrà apportare il suo piccolo contributo alla redazione della nostra futura costituzione europea. E Sud IN Europa non verrà meno al proprio compito di informazione e sollecitazione per una presenza attiva di tutti suoi lettori a tale dibattito.

 
 
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