L’impegno dell’Unione per la lotta contro le malattie trasmissibili - Sud in Europa

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L’impegno dell’Unione per la lotta contro le malattie trasmissibili

Archivio > Anno 2003 > Ottobre 2003
di Teresa Maria MOSCHETTA    


Ogni anno circa cinque milioni e mezzo di persone muoiono a causa di malattie trasmissibili quali l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria. Tale dato allarmante interessa soprattutto i Paesi in via di sviluppo che vedono in tal modo compromessa la loro possibilità di crescita con effetti destabilizzanti sull’intera società. Responsabilità precipua della Comunità internazionale è predisporre ed attuare piani di intervento volti a sostenere le strategie nazionali finalizzate a debellare tale tipo di malattie. A causa della loro entità e del loro carattere transfrontaliero, infatti, le malattie legate alla povertà necessitano di una risposta strutturale adeguata, globale e coerente, che richiede risorse finanziarie e umane superiori a quelle della maggior parte dei paesi in via di sviluppo. Numerose sono a tal proposito le iniziative prese a livello internazionale da parte di diverse organizzazioni. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha, per esempio, adottato, nel giugno 2001, una dichiarazione di impegno relativa all’emergenza HIV/AIDS nei Paesi in via di sviluppo. Tale dichiarazione prevede il raggiungimento, entro il 2005, attraverso una serie di azioni incrementali, di un obiettivo generale di spesa annua contro tale epidemia di 7 – 10 miliardi di dollari USA nei paesi a reddito medio – basso e nei paesi in cui è in atto o sussiste il rischio di una rapida diffusione della malattia. Il medesimo orientamento ha ispirato l’Organizzazione mondiale della sanità la quale ha richiesto interventi nazionali, regionali e internazionali al fine di debellare malattie quali la tubercolosi e la malaria considerate emergenze a livello mondiale. Anche in seno all’Organizzazione mondiale del commercio il problema della diffusione di malattie trasmissibili nei paesi in via di sviluppo ha assunto un certo rilievo. La dichiarazione di Doha, in riferimento all’accordo relativo agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) e alla salute pubblica, ha affermato che l’accordo TRIPS non dovrebbe impedire alle parti contraenti di adottare misure intese a proteggere la salute pubblica ed a promuovere l’accesso di tutti ai medicinali in virtù delle clausole di flessibilità a tal fine preposte. In tale quadro, la Comunità europea, alla luce degli impegni assunti a livello internazionale in qualità di membro di dette organizzazioni e nell’ambito della propria politica di cooperazione allo sviluppo, ha adottato, in data 15 luglio 2003, il regolamento n. 1568/2003 sul contributo alla lotta contro le malattie legate alla povertà nei paesi in via di sviluppo, stanziando per il periodo 2003-2006 un contributo pari a 351 milioni di euro. Con detto regolamento la Comunità si impegna a fornire assistenza finanziaria e consulenze appropriate agli enti operanti nel settore dello sviluppo, allo scopo di migliorare l’accesso alla sanità per tutti e di promuovere una crescita economica equilibrata nell’ambito dell’obiettivo generale di riduzione della povertà. Diretti beneficiari di tale assistenza finanziaria, sostanziantesi nell’erogazione di aiuti non rimborsabili, saranno pertanto enti amministrativi e agenzie governative a livello nazionale, regionale e locale, enti locali ed altri organi decentrati, comunità locali, organizzazioni non governative, persone fisiche e giuridiche senza scopo di lucro del settore privato, organizzazioni regionali ed internazionali, istituti di ricerca e università, le cui sedi legali si trovino in uno Stato membro o in uno Stato terzo beneficiario di assistenza comunitaria. Tali enti dovranno porre in essere interventi volti a prevenire e combattere le principali malattie trasmissibili che colpiscono le fasce più povere della popolazione, a migliorare l’accessibilità economica dei farmaci più importanti e dei mezzi diagnostici per dette malattie, a promuovere la ricerca e lo sviluppo di vaccini, microbicidi e terapie innovative. Fondamentale sarà l’adozione di un approccio multisettoriale che, prendendo in considerazione i diversi modelli comportamentali e fattori quali acque non inquinate e decontaminate, piani di assetto territoriale, alimentazione e specificità di genere, consideri la prevenzione quale priorità per la lotta alle malattie trasmissibili. La prevenzione, il trattamento e la cura di dette malattie richiedono, inoltre, una migliore comprensione della loro incidenza sullo sviluppo economico e sociale dei paesi beneficiari di aiuti, la produzione in loco di farmaci preventivi e curativi, l’introduzione di meccanismi di prezzi differenziati per i farmaci essenziali che tengano conto dell’impatto dei dazi ed imposte sul prezzo al consumo dei medicinali, la promozione di investimenti pubblici e privati nel settore della ricerca in campo sanitario, con l’eventuale coinvolgimento di personale proveniente dai paesi in via di sviluppo al fine di facilitare il loro processo di formazione. A tal fine la Comunità interverrà con una serie diversificata di strumenti che vanno dalla assistenza finanziaria, tecnica e di formazione alla fornitura di materiale medico, dalle missioni di controllo e di valutazione al trasferimento di tecnologie e di know-how per la produzione in loco dei farmaci.
Mediante l’adozione di tale regolamento la Comunità ha rinnovato il proprio impegno nella lotta contro le malattie trasmissibili nei paesi in via di sviluppo nella consapevolezza che il miglioramento della salute non è soltanto una componente essenziale dello sviluppo sostenibile ma anche e soprattutto un diritto inalienabile di ogni uomo.
 
 
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