L'EUROPA IN CRISI D'IDENTITA' DIVENTA UN'ISTITUZIONE CHE COMUNICA - Sud in Europa

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L'EUROPA IN CRISI D'IDENTITA' DIVENTA UN'ISTITUZIONE CHE COMUNICA

Archivio > Anno 2006 > Febbraio 2006
di Giulia MUROLO (Infopoint del Consiglio Resionale della Puglia)    
La comunicazione conquista anche l’Europa. Sarebbe il titolo di molti articoli giornalistici già letti, dato che di comunicazione pubblica adesso se ne parla sin troppo, ma è invece un tema innovativo e attuale che nasce da una nuova esigenza: la Comunità europea vuole essere trasparente.
È indubbio che la comunicazione rappresenta a tutt’oggi il passaggio fondamentale nella costruzione dell’identità europea. Infatti, è la stessa Unione europea a riconoscere una grande lacuna: sin dagli anni sessanta ha sempre fatto “informazione” ma non “comunicazione”, vivendo pertanto in una dimensione settoriale e autoreferenziale, di matrice puramente politica ed economica, senza prestare attenzione alla voce dei cittadini. L’Unione europea, sebbene sia nata per esprimere e diffondere valori di libertà e di solidarietà, ha vissuto dagli anni novanta del secolo scorso una crisi d’immagine derivante in massima parte dalla mancanza di un comune sentire europeo. I cittadini, infatti, si sono sentiti lontani dall’Europa e ne ignorano tuttora i meccanismi istituzionali, gli obiettivi, e soprattutto la sua ragion d’essere. I cittadini europei per anni sono sempre stati abituati a interagire con le strutture burocratico-amministrative del proprio Paese, in particolar modo con quelle situate a livello locale, per cui la dimensione più propriamente europea viene percepita come una sovrastruttura nei confronti della quale nutrire sentimenti di indifferenza, se non di disaffezione.
Con il Trattato di Maastricht del 1992, pertanto, la comunicazione è divenuta una priorità per le istituzioni comunitarie. A spingere in questo senso sono stati l’aggravarsi della crisi d’immagine e l’avvertita necessità di attuare una seria politica di informazione e comunicazione nei confronti dei cittadini di tutti gli Stati membri. Si è pertanto dato avvio ad una stagione di rinnovamento del governo europeo, stagione in cui le istituzioni hanno finalmente preso coscienza che “informare” non bastava più, e bisogna appunto “comunicare”.
Nel 1995, la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno lanciato e coordinato la campagna informativa “PRINCE” (Programma di Informazioni Prioritarie per il Cittadino Europeo), per mezzo della quale si è inteso rivolgersi ai cittadini in termini di trasparenza e accessibilità; è opportuno notare che la campagna PRINCE è stato il primo vero impegno dell’Unione europea in ambito comunicativo, anche in considerazione di un esborso finanziario ragguardevole.
In linea con questa impostazione si colloca la successiva campagna “Citizen first” (Cittadini d’Europa), con cui si è voluto sensibilizzare la popolazione alla maggiore conoscenza della società europea, illustrandone i diritti e le opportunità legate al nuovo mercato unico nell’ottica della creazione di un regime monetario comune, l’euro.
Con il Trattato di Amsterdam nel 1999 si è dato avvio alla campagna “Costruiamo insieme l’Europa”, campagna avente l’obiettivo di apportare conoscenza e condividerla: in questo senso il Consiglio europeo aveva infatti invitato la Commissione e il Parlamento a coordinare una politica di informazione comune da attuare in tutti i Paesi membri.
Nel 2002 l’Unione europea ha approvato la comunicazione su una “Strategia di informazione e comunicazione per l’Unione europea”, che ha ribadito l’importanza di elaborare piani di comunicazione a livello comunitario, definendone al contempo obiettivi e strumenti di realizzazione.
A seguito di questo processo, la comunicazione sembra non avere più un ruolo marginale nella politica europea, ma viceversa è divenuta un fattore prioritario nelle scelte politico-decisionali comunitarie in quanto ha permesso di far conoscere, sapere, ascoltare e parlare. In altre parole, la comunicazione è divenuta il vettore di costruzione dell’opinione pubblica. Si è preso atto, infatti, che l’informazione fine a se stessa non è più sufficiente, risultando invece essenziale che sia bidirezionale e condivisa, facendo comprendere e rafforzando il senso di appartenenza all’Unione europea. Nella nuova politica comunicativa, il parlare e l’ascoltare hanno identico valore purché supportati entrambi da un flusso di informazioni chiare ed accessibili. Il processo comunicativo serve a condividere tra le istituzioni sovranazionali e i cittadini gli stessi valori, la stessa etica, lo stesso modo di dialogare, gli stessi strumenti: il tutto, ovviamente, attraverso processi permanenti, decentrati e adeguati alle diverse tipologie di pubblico (da una parte i tecnici o i soggetti già informati, dall’altra la popolazione).
Le istituzioni europee hanno inteso così operare in modo più aperto e trasparente, e in sinergia con gli Stati membri hanno cercato, e cercano tuttora, di spiegare ai cittadini il funzionamento dell’Unione europea attraverso un linguaggio comprensibile, semplice e immediato. La nuova politica europea basata sulla politica dell’informazione condivisa, ha individuato strumenti di gestione semplificati e decentrati che hanno agevolato, con un risvolto burocratico minimo, l’attuazione di strategie comunicative nel rispetto degli usi e delle culture dei diversi Paesi.
Determinante è stata la scelta di utilizzare gli strumenti informatici, attraverso cui sia possibile accedere alle informazioni mediante collegamenti ad internet (europa.eu.int/index_it.htm) e ad archivi on-line ad accesso gratuito (europa.eu.int/documents/index_it.htm) che permettono di consultare e reperire documentazione in modo facile ed agevole. La scelta di accedere facilmente alla documentazione europea è stato il vero punto di svolta della nuova governance europea, con la possibilità per i cittadini di interagire con le istituzioni anche attraverso sportelli come gli Info-point Europa, i Carrefours (centri di informazione e di animazione rurale), i centri di documentazione europea e le biblioteche che costituiscono la nuova rete per la comunicazione a disposizione del cittadino dell’Unione (Europe Direct). L’obiettivo di questa politica, giova ripeterlo, è quello di riconquistare l’interesse e la fiducia dei cittadini soprattutto attraverso l’ascolto.
Oltre al progetto Prince per il biennio 2003-2004 – con il quale l’Unione europea ha stabilito l’allargamento, il futuro dell’UE, lo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia come i quattro campi di applicazione della nuova politica comunicativa e informativa europea – il 20 luglio 2005 la Commissione ha proposto una riorganizzazione di tutte le strutture comunicative. Si è chiesto alle pubbliche amministrazioni europee di dotarsi di standards di qualità ed efficienza comuni per condividere strategie e contenuti, percorsi professionali e formativi. Questo nuovo filone diventa un valore aggiunto nella vita quotidiana dei cittadini europei, perché la comunicazione permette di considerare questi ultimi come soggetti attivi dell’intero processo informativo. Tale percorso è inteso a far interagire realtà e territori diversi, alleggerendo l’apparato burocratico dei percorsi comunicativi al fine di raggiungere prima e meglio i cittadini e stabilire concrete sinergie tra amministrazioni, giornalisti e comunicatori pubblici.
Questa nuova era della comunicazione muove dalla necessità di trasformare i cittadini nei co-decisori politici della vita istituzionale, politica e burocratica dell’Unione europea, di stabilire forme di dialogo all’interno delle opinioni pubbliche e di partecipare attivamente al dibattito europeo.                                                                                                                     
 
 
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