L'ACCESSO ALLA GIUSTIZIA NELL'UNIONE EUROPEA (*) - Sud in Europa

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

L'ACCESSO ALLA GIUSTIZIA NELL'UNIONE EUROPEA (*)

Archivio > Anno 2010 > Dicembre 2010
di Angela Maria ROMITO    
La creazione di uno spazio unico di giustizia e di sicurezza per 500 milioni di europei è una delle massime priorità della Commissione europea: “i cittadini dell’UE non de­vono vedersi ostacolato l’accesso alla giustizia quando lasciano il proprio paese d’origine. Devono poter contare sul fatto che l’UE sia in grado di tutelare i loro diritti quando sono all’estero, che sia per fondare una famiglia, andare in pensione, risolvere dispute contrattuali od occuparsi delle conseguenze di un incidente automobilistico” ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding, Com­mis­sario UE per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza.
È un dato incontrovertibile, che l’at­­tenzione posta al tema della giustizia in ambito sovrananzionale scaturisce dal­la frequenza sempre maggiore con cui le im­prese e i cittadini si avvalgono delle li­bertà garantite dal Mercato Unico, fe­no­meno, questo, che si accompagna ad un aumento del numero potenziale di con­­troversie tran­sfrontaliere all’int­erno del­l’U­­nio­ne europea: di qui la necessità di intervenire affinché i cittadini e le imprese siano in gra­do di affrontare un giudizio in un Paese diverso da quello di origine senza gli ostacoli burocratici che attualmente generano incertezza sul diritto applicabile e costi legali aggiuntivi.
In questa direzione vanno segnalati i numerosi regolamenti già adottati volti sia a potenziare la cooperazione tra le autorità giudiziarie ed il riconoscimento reciproco delle sentenze (tanto in materia civile quanto in materia penale), sia ad adottare norme minime comuni per ravvicinare le legislazioni domestiche (tanto in materia civile quanto in materia penale) e a rafforzare la fiducia reciproca verso i sistemi giudiziari europei; a que­sti si aggiungono parte delle 170 iniziative, note come “Pro­gramma di Stoccolma”, approvate nel dicembre scorso dai leaders europei, volte a creare nei prossimi cinque anni un vero e proprio spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia (per un primo commento v. G. Caggiano, Il programma di Stoccolma del­lo Spazio europeo di Libertà, sicurezza e giustizia (2010-2014) in questa rivista, dicembre 2009, reperibile on line sul sito http://www.sudineuropa.net).
Orbene, al di là delle numerose misure “tecniche” già in vi­gore e di parte delle proposte ambiziose calendarizzate in un piano d’azione per il 2010-2014 della Commissione – si ricorda infatti che la cooperazione giudiziaria in materia civile contribuisce allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia disciplinato dal titolo V del TFUE –, è importante porsi nella prospettiva del “comune cittadino” potenzialmente coinvolto in un giudizio in un Paese diverso da quello di origine o ivi intenzionato ad attivarne uno, per rendersi conto delle molteplici difficoltà ancora esistenti e della scarsa conoscenza delle garanzie predisposte dalle norme europee.
2. Dati recenti, senza dubbio significativi, che offrono un in­teressante spunto di riflessione sul tema in questione, sono stati resi noti lo scorso ottobre in occasione della Giornata europea della giustizia civile: questa celebrazione, che a partire dal 2003 si svolge il 25 ottobre di ogni anno, è sta­ta realizzata gra­zie all’impegno della Com­­mis­sio­ne europea e la Commissione eu­ro­pea per l’efficacia della giustizia del Con­siglio d’Europa (CEPEJ), con l’o­biet­tivo preciso di offrire ai cittadini dei Ventisette Paesi europei l’oc­casione di av­vicinarsi ed informarsi sui propri diritti nello specifico settore della giustizia civile.
Quest’anno la celebrazione ufficiale si è svolta a Lubiana (Slovenia) e nell’occasione, per la quinta volta, è stato assegnato il Premio europeo Bilancia di cristallo, che ricompensa i progetti e le pratiche innovative in materia di organizzazione dei tribunali e di procedure giudiziarie nell’ambito delle giurisdizioni europee.
In generale va evidenziato che l’iniziativa di istituire una giornata dedicata ad un tema tanto importante e delicato qual è quello della giustizia, e di promuovere la presentazione di progetti volti al miglioramento dell’accesso ai tribunali, si inserisce nel più ampio quadro del processo di democratizzazione dell’U­nione, quale esempio tangibile degli sforzi profusi dalle istituzioni europee per avvicinare all’Europa i propri cittadini.
La storia degli ultimi anni, ed in particolare la “crisi europea” che si è aperta all’indomani del fallimento del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa di Roma 2004, ha svelato il diffuso e latente sentimento di disaffezione verso l’Unione ge­nerato anche (ma non solo) dalla scarsa percezione che si ha dell’Europa nella vita di tutti i giorni; di conseguenza, per un ri­lancio del processo di integrazione, l’Unione ha colto l’urgente necessità di adottare misure che coinvolgessero attivamente i cittadini europei nella sua costruzione ed ha posto in primo piano l’obiettivo della maggiore partecipazione “dal basso”.
Ed, infatti, negli artt. 10, par. 3 ed 11 del Nuovo Trattato sul­l’Unione (NTUE), in particolare, l’Unione non solo riconosce a tutti i suoi cittadini il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione stessa, ma prescrive che le istituzioni si impegnino a costruire e mantenere un continuo dialogo con i cittadini e le associazioni rappresentative per conoscere e scambiare opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione.
In occasione della Giornata europea della giustizia civile, gli Stati sono stati chiamati ad organizzare manifestazioni finalizzate a informare e sensibilizzare i cittadini sul funzionamento dei sistemi giudiziari, e tuttavia, nonostante il tema della giustizia sia di estrema attualità in quanto oggetto di numerose ed importanti riforme legislative, non sembra si sia dato il dovuto risalto all’importanza della ricorrenza, perché poche sono state le iniziative svolte a livello nazionale.
3. Tornando alla percezione dei cittadini europei sul tema della giustizia civile, i risultati delle rilevazioni dell’Eu­ro­ba­rometro sono lo specchio degli orientamenti dell’opinione pubblica, e di conseguenza utile dato per la Commissione europea per preparare le proposte legislative, prendere decisioni e valutare il proprio operato.
Il Rapporto del 2010 è stato stilato con la comparazione dei sistemi giudiziari dei Paesi europei (dati riferiti al 2008), e chiedendo agli intervistati di esprimere la loro opinione su seguenti temi: il ruolo svolto dall’Unione europea nelle controversie ci­vili transnazionali; l’esperienze dei cittadini europei nell’af­fron­tare liti transnazionali all’interno dell’Unione ed in Paesi extraeuropei; l’incidenza delle difficoltà incontrate; la cono­scen­za dell’esistenza di specifiche norme comuni di “diritto processuale comunitario”; il ruolo svolto dall’Unione per semplificare le controversie transnazionali in materia di diritto di famiglia; la necessità o meno di misure aggiuntive per migliorare il riconoscimento reciproco e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali tra Stati membri.
E così è interessante apprendere che su un campione di 26.691 cittadini dei Ventisette, tre europei su quattro chiedono un intervento dell’Unione per semplificare la risoluzione delle controversie e l’azionabilità dei diritti in un altro Stato membro. Dall’indagine pubblicata risulta che l’accesso alla giustizia civile in uno Stato membro diverso da quello di origine è ritenuto difficile dal 56% dei cittadini europei e facile dal 14%. Il 73% degli intervistati è a favore di misure aggiuntive per semplificare l’accesso alla giustizia negli altri Stati membri e il 52% propende per norme comuni a livello UE. Sebbene solo il 2% dei partecipanti al sondaggio sia già stato personalmente coinvolto in controversie con controparti di un altro Stato membro, un ulteriore 9% ritiene ben probabile di poterlo essere in futuro.
In materia di diritto di famiglia internazionale, secondo il 68% degli europei l’UE dovrebbe intervenire per rendere più semplice e trasparente la cooperazione tra Stati in materia di se­parazione e divorzio “internazionali” (tra coniugi di diversa nazionalità o tra coniugi che vivono in Paesi differenti o, ancora, tra coniugi che risiedono in un Paese diverso da quello di origine), ma anche in tema di obbligazioni alimentari (sullo specifico tema del divorzio nell’Unione, si rinvia al nostro La Com­mis­sione propone norme più chiare per la separazione ed il divorzio nell’ Unione, in questa rivista, maggio 2010, reperibile on line sul sito http://www.sudineuropa.net, segnalando che lo scorso luglio i governi UE hanno autorizzato 14 Stati membri ad accelerare il processo di adozione di norme che permettono alle coppie internazionali di scegliere la legge nazionale applicabile al divorzio). Da ultimo, la maggioranza degli intervistati (58%) si è detta a favore di misure aggiuntive per migliorare il riconoscimento e l’esecuzione tra Stati membri delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali.
4. I dati su indicati fanno riflettere: se da un lato è indubbio un costante, meritorio e proficuo impegno profuso dall’Unione al fine eliminare gli ostacoli derivanti dalle discrepanze esistenti tra i diversi sistemi giudiziari e amministrativi, agevolando in tal modo l’accesso alla giustizia in tutte le sedi giurisdizionali dei Paesi dell’Unione (si segnala da ultimo che nel luglio scorso è stato istituito il portale europeo della giustizia elettronica – disponibile al seguente indirizzo: https://e-justice.europa.eu – creato per agevolare i cittadini nella ricerca di informazioni al fine di risolvere eventuali problemi giuridici all’estero), dall’altro gli europei (siano essi consumatori, operatori commerciali, creditori, turisti, immigrati, adottandi, divorziandi, avvocati e ma­­gistrati) non sembrano ancora essere ben consapevoli né de­gli strumenti giuridici già esistenti posti a garanzia di una più ef­ficace tutela giurisdizionale dei diritti sostanziali scaturenti dalla cittadinanza europea, né delle misure di facile consultazione per attingere informazioni sull’accesso alla giustizia in un Paese dell’Unione diverso dal proprio. Sembra, dunque che un’ “Europa della giustizia”, sia ancora lontana dall’essere completata e che di conseguenza, almeno nel settore in esame, la cittadinanza europea debba ancora diventare una realtà tangibile.



(*) Il presente studio è stato condotto nell’ambito del progetto di ricerca na­zionale PRIN 2007 “Cittadinanza europea e diritti fondamentali nell’attuale processo di integrazione”. Responsabile nazionale, prof. Ennio Trig­giani (PROT. 2007ETKBLF).
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu