ITALIA PONTE FRA L'EUROPA E L'AMERICA LATINA? - Sud in Europa

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ITALIA PONTE FRA L'EUROPA E L'AMERICA LATINA?

Archivio > Anno 2007 > Febbraio 2007
di Raffaele CAMPANELLA (Ambasciatore)    
Per ragioni storiche e culturali e per la presenza di milioni di italiani e di altri europei che hanno contribuito, spesso in maniera decisiva, allo sviluppo di quell’area, l’America Latina dovrebbe essere il retroterra naturale dell’Italia e dell’Europa.
Ma, fin dall’Unità, il nostro Paese ha fatto scelte diverse ed ha puntato sull’America Latina solo in forma episodica e discontinua. Anche l’Unione Europea, (che pur negli ultimi due decenni ha offerto non pochi aiuti al subcontinente latinoamericano), ha privilegiato, fin dalla sua nascita, la cooperazione con l’Africa con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
A livello politico, sono stati pochi gli statisti italiani che hanno veramente creduto nell’America Latina e che hanno adottato verso essa iniziative significative e di largo respiro.
A questo gruppo ristretto appartiene Amintore Fanfani che dimostrò concretamente di credere nell’importanza strategica di un legame stretto e permanente fra l’Italia e l’America Latina mediante la creazione, a metà degli anni ‘60, dell’Istituto Italo Latino Americano (IILA). Senonché, in mancanza di una forte volontà politica da parte dei Governi che si sono via via succeduti, questa iniziativa, pur lodevole e lungimirante, non ebbe quell’impatto decisivo che era lecito attendersi nei rapporti fra il nostro Paese e quell’area del mondo.
Un’altra rilevante occasione per il rilancio dei rapporti fra l’Italia e l’America Latina si presentò negli anni ‘80 con la firma da parte dell’Italia di un trattato che istituiva con l’Argentina una “relazione associativa particolare” (dicembre 1987). Anche per la sua valenza in ambito comunitario, si trattava di una novità assoluta nei rapporti fra un grosso Paese della Comunità Europea – che per giunta faceva parte del primitivo nucleo dei Paesi fondatori – ed uno Stato di pari peso in ambito latinoamericano. Che la formula fosse fortemente innovativa e carica di potenzialità fu subito compreso da altri importanti Stati latinoamericani che si dichiararono pronti a sottoscrivere con l’Italia accordi similari (Brasile, Venezuela). Ma, come osserva malinconicamente Ludovico Incisa di Camerana, uno dei principali artefici di questa iniziativa, “il sistema Italia non comprese la portata di quel trattato: paradossalmente, l’accordo che avrebbe dovuto segnare una svolta strategica nelle relazioni tra l’Italia e l’America Latina segnò invece una svolta nella strategia della Spagna”.
Da allora la Spagna, pur essendo entrata nella Comunità Europea molti anni dopo dell’Italia, si è di fatto impadronita dei rapporti con l’America Latina tanto sul piano bilaterale – mobilitando il proprio sistema politico, economico, finanziario ed industriale – quanto sul piano comunitario – facendosi l’alfiere delle istanze del subcontinente a Bruxelles e nelle altre sedi comunitarie. Uno strumento, assai efficace anche sul piano dell’immagine, di cui si avvale Madrid in questa azione di vasto respiro verso l’America Latina è costituito dallo svolgimento, con cadenza annuale, di vertici ibero-americani (l’ultimo si è tenuto a Montevideo a novembre 2006).
All’inizio del terzo millennio c’è ancora la possibilità per l’Italia di recuperare il tempo perduto e di svolgere verso l’America Latina un ruolo di pari importanza e dignità di quello assunto dalla Spagna?
Il recente insediamento del Governo Prodi lascia bene sperare in tal senso. Nelle dichiarazioni programmatiche rese in Parlamento, il Presidente del Consiglio è stato esplicito nel sottolineare la volontà del nuovo esecutivo di valorizzare adeguatamente i rapporti con quell’area del mondo: “Anche il più lontano continente latino americano, che però ci è più vicino per la considerevole quantità di nostri concittadini che là vivono, ha bisogno di rinsaldare il legame con il nostro Paese. È quello che faremo cercando di cogliere le grandi trasformazioni che stanno caratterizzando tutti i Paesi di quell’area”.
Nello stesso senso, ma in maniera più esplicita e circostan-ziata, si è espresso in varie occasioni il Ministro degli Esteri D’Alema. Da ultimo lo ha fatto nel corso dell’intervento pronunciato dinanzi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed agli Ambasciatori latinoamericani, in occasione della cerimonia commemorativa del 40º anniversario della fondazione dell’Istituto Italo Latino Americano (11 dicembre 2006).
In tale contesto D’Alema ha indicato nella intensificazione dei rapporti con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi “un obiettivo qualificante e prioritario” della politica estera italiana, aggiungendo che il nuovo Governo intende operare “affinché l’Italia si affermi come punto di riferimento in Europa, attento e aperto alle istanze dell’America Latina”.
Per dissipare comprensibili timori da parte di quanti, consapevoli delle esperienze del passato, potrebbero guardare con qualche scetticismo ad ambiziose affermazioni di questo genere, il Ministro degli Esteri D’Alema ha aggiunto che “il salto di qualità che intendiamo far compiere ai nostri rapporti con i Paesi dell’America Latina non deve essere circoscritto alla dimensione dei buoni propositi, ma può e deve tradursi in iniziative concrete”.
A questo riguardo ha indicato due grandi obiettivi: a) intensificazione degli incontri politici ed istituzionali a livello bilaterale, a cominciare da un suo prossimo viaggio in America Latina cui farà seguito in primavera un viaggio del Presidente del Con-siglio Prodi; b) formazione nell’Unione Europea di una lobby latinoamericana fra Italia, Spagna e Portogallo per sostenere in sede comunitaria le ragioni dei latinoamericani.
A questi strumenti si aggiungono il potenziamento delle attività dell’IILA e la valorizzazione del ruolo delle nostre comunità in America Latina (oggi rappresentate anche in Parlamento) e delle comunità latinoamericane in Italia.
Nello stesso ordine di idee il Sottosegretario agli Esteri Di Santo – dopo aver reso noto di aver già effettuato e di voler continuare ad effettuare numerose missioni in America Latina – ha indicato come principali azioni da svolgere nel prossimo futuro: a) la rimodulazione in chiave operativa della terza Conferenza Nazionale Italia-America Latina (che avrà luogo a Roma nell’autunno 2007); b) un forte contributo dell’Italia per la ricerca di adeguate soluzioni alle importanti questioni politiche, economiche, finanziarie, sociali e della cooperazione che saranno discusse nel Vertice Unione Europea-America Latina-Caraibi che si terrà a Lima nel 2008.
Ci troviamo quindi di fronte ad impegni concreti ed a progetti operativi che, secondo il Ministro D’Alema, dovrebbero dare sostanza ad “una politica estera autenticamente italiana, non di questa o quella parte, che vede nella relazione con l’America Latina uno dei suoi capisaldi intramontabili”.
Ma poiché non è sempre stato così in passato, il Sottosegretario Di Santo ha espresso l’auspicio che l’azione dell’attuale esecutivo verso l’America Latina “non duri lo spazio di un governo bensì diventi patrimonio comune e stabile del nostro Paese in tutte le sue articolazioni nazionali, regionali e locali”.
Se tale è l’orientamento di fondo dell’attuale governo, perché non immaginare forme di collaborazione stabile a livello istituzionale che possano impegnare anche i governi futuri? Si potrebbe pensare, per esempio, a riunioni a livello ministeriale, con cadenza semestrale o annuale, su alcuni grandi temi di carattere prioritario nelle principali aree in cui si intende rafforzare la cooperazione. Importante dovrebbe essere, in questo quadro, il contributo degli enti locali, degli imprenditori, delle comunità scientifiche, degli Atenei e degli altri soggetti interessati.
Un’iniziativa del genere appare tanto più opportuna, se si pensa ai notevoli cambiamenti che negli ultimi tempi sono in atto in America Latina.
Mentre sul piano economico si assiste da qualche tempo a forti tassi di sviluppo in vari importanti Paesi di quell’area, sul piano politico vanno sottolineati i numerosi processi elettorali che, con modalità diverse, si sono svolti nel subcontinente latinoamericano nel biennio 2005-2006.
Dopo decenni di golpes e di dittature sembra che l’opzione militare sia ormai definitivamente abbandonata e che, pur in mezzo a tante difficoltà, la democrazia si vada lentamente consolidando in America Latina.
Nell’ultimo biennio alcuni importanti leaders sono stati confermati nei loro incarichi dalle rispettive popolazioni (Lula in Brasile, Chávez in Venezuela), altri si stanno consolidando al potere (Kirchner in Argentina, Bachelet in Cile), altri ancora si affacciano sulla scena con colorazioni e tendenze di segno simile (Morales in Bolivia, Correa in Ecuador) o diverso (Calderón in Messico, Uribe in Colombia, Alan García in Perù). Intanto con la malattia del líder máximo, a Cuba si è di fatto già aperto il dopo-Fidel.
Anche i processi di integrazione subregionale stanno subendo modifiche importanti.
Mentre si consolida quello centro-americano, aprendo spazi interessanti ad un rafforzamento dei rapporti con l’Unione Europea, sono in fase di riassestamento il processo andino e quello del Mercosud. In particolare, vanno registrate la clamorosa uscita del Venezuela dalla Comunità Andina di Nazioni e la richiesta di Chávez di entrare a far parte del Mercosud, area a cui guarda con interesse anche la Bolivia di Morales.
In una situazione così movimentata e ricca di prospettive si può certamente inserire con grande efficacia ed utilità l’azione dell’Italia, che in America Latina gode di molte simpatie e può avvalersi del supporto di milioni di italiani e di loro discendenti, come è emerso anche in occasione del viaggio che il Ministro degli Esteri D’Alema ha effettuato a fine dicembre 2006 in alcuni importanti Paesi latinoamericani.
Ma, al di là dei benefici che da un’azione del genere possono derivare all’una e all’altra parte, si tratta per l’Italia e per l’Europa di lavorare gomito a gomito con gli amici latinoamericani per costruire insieme un mondo meno squilibrato e disarmonico nell’interesse della pace, della giustizia internazionale e della convivenza fra i popoli.
Il terzo millennio pone all’Occidente ed alla comunità internazionale sfide assolutamente inedite, che richiedono risposte coraggiose, innovative e lungimiranti.
Per affrontarle, l’Europa e l’America Latina hanno bisogno l’una dell’altra e l’Italia ha le carte in regola per contribuire in maniera concreta a questa collaborazione strategica.                                                                                                                     
 
 
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