IL NUOVO "SUD IN-EUROPA": UN RINNOVATO IMPEGNO AL SERVIZIO DELL'UNIONE - Sud in Europa

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IL NUOVO "SUD IN-EUROPA": UN RINNOVATO IMPEGNO AL SERVIZIO DELL'UNIONE

Archivio > Anno 2004 > Marzo 2004
di Ennio TRIGGIANI    

Dopo cinque anni Sud IN-Europa sceglie di rinnovarsi non per la voglia di inseguire improbabili operazioni di lifting quanto per cercare di perseguire meglio, anche attraverso una veste grafica più aggiornata e quindi più gradevole, il proprio obiettivo. I nostri lettori sanno che abbiamo tentato fin dai primi numeri di fornire un’informazione ragionata sull’evoluzione dell’integrazione europea con uno sguardo attento al significato che essa comporta per il nostro Mezzogiorno (inteso anche in senso “Mediterraneo”).
Abbiamo di recente arricchito il nostro lavoro aprendo una edizione on-line che, ricca di collegamenti con numerosi siti di interesse comunitario, consente di sviluppare un viaggio con tantissime tappe nell’universo europeo.
Ma proprio in considerazione della possibilità di accedere oggi ad una pluralità di fonti informative riteniamo di dover offrire maggiore risalto alla parte dedicata agli “approfondimenti” sia per quantità di interventi sia per lunghezza di alcuni di essi. L’intento resta quello di consentire, pur nella agilità del commento, una maggiore profondità di analisi; in tal senso, l’incremento da 16 a 24 pagine per ciascun numero rappresenta uno sforzo rilevante, dal punto di vista editoriale e finanziario, ma comunque necessario.
La scelta di partire dal primo numero del 2004 per questa nuova serie non è d’altronde casuale. Ciascuno si augura che quest’anno possa essere storicamente segnato dalla nascita della Costituzione europea e quindi da un definitivo salto di qualità nel processo di integrazione verso la progressiva unificazione politica del Continente da sempre definito “vecchio” ma che proprio in questo originalissimo ed unico processo è in grado di mostrare incredibili segni di vitalità. È vecchio un Continente che pone la pace alla base dei rapporti fra i popoli che lo abitano e non più la ben antica guerra? Ed è veramente “nuovo” un altro Continente che invece , almeno attraverso il suo Paese leader, teorizza la guerra come strumento essenziale addirittura per “esportare la democrazia”? (in quale categoria merceologica si colloca quest’ultima?)
Ma il 2004 ci sembra un anno interessante anche perché vi cade il bicentenario della morte di Immanuel Kant che aveva profeticamente ipotizzato una “federazione di pace” che si differenzierebbe dal trattato di pace per il fatto che questo cerca di porre fine semplicemente ad una guerra, quella invece a tutte le guerre per sempre” (Per la pace perpetua, 1795).
La firma del Trattato istitutivo di una Costituzione europea fra (per ora) 25 Stati dell’Unione sarebbe un passo decisivo per la costruzione della federazione di pace, questa sì in grado di costituire modello per una sorta di “esportazione della democrazia”. Non a caso l’art. I-2 del Progetto di Costituzione fonda l’Unione Europea sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Si tratta cioè del “collante” che lega indissolubilmente in un progetto strategico comune Paesi che, pur dotati di storia e cultura diversi, hanno deciso di interpretare tali differenze come “valori” unificanti, per cui “simbolo” dell’Unione, ai sensi dell’art. IV-1, è il motto “Unità nella diversità”. Del resto, nel Preambolo del Progetto si afferma: persuasi che i popoli dell’Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e, uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino (terzo periodo). Come non attribuire a questa solenne affermazione un sicuro “indizio” di tendenziale sopranazionalità e federalismo?

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Non si tratta inoltre di fortuita coincidenza l’aver potuto aprire questo primo numero della nuova serie con la "lectio doctoralis" di Giorgio Napolitano, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze politiche per la quale ho avuto l’onore di leggere la relativa "laudatio". Napolitano, anche nella sua veste di Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, costituisce una delle figure più significative nella storia dell’integrazione, in piena continuità con un altro grande europeista come Altiero Spinelli.
Alla costruzione di questa grande “scommessa ideale” del nuovo secolo - sul quale si addensano le scurissime nubi della rabbia dei poveri del mondo, del degrado progressivo dell’ambiente e del terrorismo - ciascuno di noi è in grado di contribuire con il suo piccolo apporto. Il Dipartimento di Diritto internazionale e dell’Unione europea cerca di farlo con questo strumento divulgativo e con il generoso apporto dei suoi collaboratori.
Alcuni enti pubblici e soggetti privati ci consentono, con il loro apporto finanziario (ma non solo), di continuare questa esperienza, con l’auspicio che altri se ne possano aggiungere.
Si tratta, come conclude Napolitano nella sua bella lectio doctoralis, di suscitare appunto un nuovo clima di consenso attorno alla causa dell’Europa unita per la quale ognuno che vi creda dovrà saper fare la sua parte: Sud IN-Europa non si sottrae certo a questo impegno.
 
 
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