DA FIRENZE UN APPELLO PER L'EUROPA - Sud in Europa

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DA FIRENZE UN APPELLO PER L'EUROPA

Archivio > Anno 2006 > Novembre 2006
di Ennio TRIGGIANI   
"A nome degli europei che aspirano ad un’Europa che sia più forte nel garantire i diritti fondamentali, più efficace nel gestire le politiche comuni, più atta nel rispondere alle sfide della globalizzazione e più determinata nell’affermare il proprio ruolo nel mondo, noi lanciamo un appello affinché sia ripreso il cammino delle riforme dell’Unione, compresa quella delle sue Istituzioni”.
Con queste decise e significative parole alcuni dei personaggi più prestigiosi della storia politica di questi ultimi anni (da Azeglio Ciampi a Baron Crespo) hanno rilanciato da Firenze il messaggio della “necessità” di far ripartire la macchina dell’integrazione europea con il bagaglio di ideali e di concreti obiettivi che essa porta con sé. E naturalmente la ripresa del cammino non può che basarsi sull’adozione delle riforme istituzionali, politiche e sociali contenute nel Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa firmato a Roma il 29 ottobre 2004 ma le cui procedure di ratifica sono state sospese a seguito dei negativi referendum popolari in Francia e Olanda.
L’Appello di Firenze non si limita a chiamare i governi europei alle loro responsabilità ma cerca di ricostruire attorno al processo di integrazione europea quel clima di “appassionata idealità” che ne aveva costituito il necessario carburante nel periodo iniziale e che, bisogna riconoscerlo, è stato progressivamente smarrito negli anni più recenti.
La popolarità dell’Unione Europea va certamente ristabilita evidenziandone la capacità di rispondere concretamente ai grandi problemi che il cittadino europeo deve affrontare quotidianamente o che ne minano la serenità: si pensi all’occupazione per i giovani, alla sicurezza, all’ambiente, alla salute.
Ma nel contempo non è facile rinunciare progressivamente ai comodi schemi mentali che vedono la vicenda temporale di ciascuno di noi ancorata ad ormai inadeguati confini nazionali. Il superamento, per lo meno parziale, di tali vincoli è strettamente legato alla capacità dell’Unione Europea di suscitare nuovi entusiasmi e passioni sostenuti dalla consapevolezza dell’indispensabilità del ruolo di questa nella Comunità internazionale. Il fondamentale valore di una pace irreversibile, impensabile solo pochi decenni or sono, non può essere semplicisticamente sottaciuto soprattutto perché esso rappresenta la scommessa vincente da estendere nel prossimo futuro ai Paesi dell’area balcanica da sempre teatro, fino alla fine del secolo appena concluso, di sanguinosi e terribili scontri militari ed interetnici. L’intera Comunità internazionale potrà trarre vantaggio dalla definitiva pacificazione di quelle terre, possibile solo con l’ingresso di quei popoli nell’Unione.
Ma una Unione Europea finalmente in grado, progredendo nella sua valenza sovranazionale, di avere una voce comune nelle relazioni internazionali è in grado di rispondere alle attese di pace che vengono dalle parti più sane della stessa anche al di fuori della propria area continentale. Il contributo dato in questi anni, pur con rilevanti limiti, in direzione della cooperazione allo sviluppo (Convenzioni di Lomè e Cotonou, Euromed, e così via) e delle operazioni di peace keeping potrebbe essere ampliato ma soprattutto meglio qualificato se si producesse avendo alle spalle una vera ed organica politica estera comune.
Ed allora vale la pena fornire all’Appello di Firenze, qui di seguito pubblicato, tutto il sostegno e la diffusione che merita, trasformando le parole di alcuni illustri personaggi di vari Stati membri in un alto coro dei cittadini europei di buona volontà. L’e-mail del nostro periodico info@sudineuropa.net o il nostro indirizzo via Suppa n. 9, 70122 Bari possono essere strumenti utili a tal fine per un forte richiamo ai nostri governanti in occasione del Consiglio europeo che si svolgerà a Berlino il prossimo 25 marzo in occasione dei 50 anni del Trattato di Roma istitutivo della CEE.


L’APPELLO DI FIRENZE

A nome degli europei che aspirano ad un’Europa che sia più forte nel garantire i diritti fondamentali, più efficace nel gestire le politiche comuni, più atta nel rispondere alle sfide della globalizzazione e più determinata nell’affermare il proprio ruolo nel mondo, noi lanciamo un appello affinché sia ripreso il cammino delle riforme dell’Unione, compresa quella delle sue Istituzioni.
Le Istituzioni non costituiscono un fine a sé stante: hanno il compito di gestire ed assicurare il funzionamento dell’Unione. Istituzioni concepite per una comunità formata da 15 Stati membri non possono essere adatte ad un’Unione di 27 paesi. Il loro adeguamento è un passo indispensabile per permettere all’Unione ampliata di rispondere alle attese dei cittadini. E inoltre: mantenere una posizione di immobilismo in un ambiente che è in movimento significherebbe perdere terreno e mostrarsi incapaci di affrontare le sfide presenti e future. Senza riforme, non solo sarà impossibile l’ampliamento ai paesi europei che aspirano ad unirsi a noi ed il necessario approfondimento rimarrà solamente un pio desiderio, ma la stessa gestione di un’Unione composta da 27 paesi diverrà sempre più difficile, le politiche comuni sempre meno efficaci e i cittadini guarderanno all’Unione con sempre maggiore scetticismo per la sua capacità di fornire le risposte adeguate ai loro problemi.
Noi lanciamo quindi un appello a riprendere con decisione, dopo la pausa di riflessione seguita all’esito negativo dei referendum in Francia e nei Paesi bassi, la progettazione e l’azione per le riforme.
L’obiettivo dovrebbe essere di conservare tutti gli indispensabili miglioramenti apportati ai Trattati esistenti, così come sono stati adottati da tutti i governi dell’Unione, introducendo allo stesso tempo i chiarimenti adeguati a fornire una risposta alle inquietudini che si sono manifestate.
Noi lanciamo questo appello affinché:
- siano conservate integralmente le Parti I e II del Trattato, che non sono state oggetto di critiche di fondo e che sono indispensabili per il buon funzionamento dell’Unione;
- siano chiariti i punti controversi della Parte III, se ne esistono, eventualmente aggiungendo nuove dichiarazioni o nuovi protocolli.
Infine, tutte le parti interessate diano vita ad un rinnovato slancio politico volto a portare a conclusione il nuovo processo entro le elezioni per il nuovo Parlamento europeo nella primavera del 2009.

L’appello, elaborato da Yves Meny, è stato firmato da Carlo Azeglio Ciampi, Helmut Schmidt, Valery Giscard D’Estaing, Joschka Fischer, Costas Simitis, Jorge Sampaio, Enrique Baron Crespo. E’ stato annunciato il 17 novembre 2006, in Palazzo Vecchio, alla fine della prima sessione dei lavori del convegno “La parola Europa”, promosso dal Gabinetto Vieusseux e dall’Istituto Universitario Europeo.
 
 
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