AGRICOLTURA SOSTENIBILE E CAMBIAMENTO CLIMATICO - Sud in Europa

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AGRICOLTURA SOSTENIBILE E CAMBIAMENTO CLIMATICO

Archivio > Anno 2009 > Dicembre 2009
di M. Irene PAOLINO    
Nei prossimi decenni, il cambiamento climatico, responsabile dell’aumento delle temperature e dell’alterazione della quantità e distribuzione delle precipitazioni, avrà conseguenze sull’integrità degli ecosistemi naturali e sulla produzione di cibo. Gli impatti del cambiamen­­to cli­matico saranno diversi da regione a regione ed influenzeranno in modo diverso anche i settori economici ed i gruppi so­ciali.
Per affrontare il problema è necessario predisporre, da una parte, strategie di mitigazione con la riduzione delle emissioni dei gas serra connessi con le attività umane, primo fra tutti la CO2, dall’altra strategie di a­dattamento agli impatti del riscaldamento globale.
Il Libro bianco “L’adatta­mento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo” (COM 147 def. del 1 aprile 2009), pubblicato recentemente dalla Commisione eu­ropea, rappresenta il quadro di riferimento per garantire la coe­renza e la compatibilità del­le mi­sure e delle strategie che sa­ranno intraprese a livello europeo nei diversi settori economici e sociali.
Rafforzare la resilienza dei sistemi naturali europei ai cambiamenti climatici, ovvero la ca­pacità dei sistemi stessi di as­sorbire le perturbazioni mantenendo la stessa struttura e le stesse modalità di funzionamento di base, significa soprattutto investire in un’economia a basso contenuto di carbonio, promuovere lo sviluppo e l’utilizzo delle risorse rinnovabili e dei prodotti verdi, definire le strategie di produzione e di gestione delle aziende agricole, fornire una più vasta gamma di servizi eco-sistemici legati alla gestione del territorio. Per il raggiungimento dell’obiettivo, occorre, innanzitutto, formare una solida conoscenza sull’impatto e le conseguenze dei cambiamenti climatici, ricorrere ad una combinazione di strumenti politici, incrementare la cooperazione internazionale a tutti i livelli di governance ed, infine, integrare il tema l’adattamento nelle principali politiche europee. Tra queste è fondamentale la politica agricola comune.
L’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera, l’aumento delle temperature, le variazioni del regime delle precipitazioni stagionali e annuali e della frequenza di fenomeni estremi incideranno sul volume, sulla qualità e sulla stabilità della produzione alimentare e quindi si ripercuoteranno sull’ambiente naturale e agricolo, con conseguenze in termini di disponibilità di risorse idriche, organismi nocivi, fitopatie, terreni, e modificheranno le condizioni della produzione agricola e zootecnica. Le pressioni climatiche, infatti, hanno ripercussioni e conseguenze sui processi biofisici che sono alla base dei sistemi agricoli, sulle rese, sulla gestione del bestiame, sulla di­stribuzione delle produzioni. ed in casi estremi il degrado degli ecosistemi agricoli si traduce nella desertificazione e nella perdita di qualsiasi capacità produttiva dei terreni.
In particolare, per quanto riguarda le produzioni agricole, alcune caratteristiche dei cambiamenti climatici, come l’au­mento delle temperature, una più intensa fotosintesi dovuta ad una maggiore concentrazione di CO2 nell’atmosfera e l’al­lungamento dei periodi vegetativi possono avere effetti moderatamente positivi sulla produttività dei seminativi in alcune zone. Al tempo stesso, condizioni meteorologiche estreme, come ondate di calore e siccità, possono causare gravi danni al­la produzione e alle rese dei se­minativi in altre zone, soprattutto nelle fasi critiche della cre­scita vegetativa, che più ri­sentono dei limiti di tempera­tura.
La produzione di ortaggi è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici: queste colture sono, infatti, sensibili al­la disponibilità d’acqua e a va­riazioni anche minime delle temperature al di sopra o al di sotto della forcella ideale.
Anche per le colture perenni, i fenomeni estremi costituiscono un grave rischio perché la loro capacità produttiva può risentire, per molti anni, degli ef­fetti negativi a causa di una minore capacità di adattamento ad un diverso calendario delle operazioni colturali.
Molti alberi da frutta sono sensibili alle gelate primaverili nel periodo della fioritura e le temperature invernali hanno un ruolo importante nella loro produttività. L’innalzamento delle temperature farà anticipare sia le ultime gelate primaverili che la fioritura, diminuisce il rischio di danni causati da gelate au­tunnali precoci, mentre aumenterà il fabbisogno d’acqua. È prevedibile, invece, un maggiore rischio legato ad attacchi di organismi nocivi e malattie. Nelle attuali zone di produzione frutticola sarà possibile assistere ad una maggiore variabilità della produttività.
Per il settore vitivinicolo, l’aumento dei rischi di gelate, l’ac­corciamento del periodo di maturazione, i problemi connessi allo stress idrico, molto dannoso nella fase della maturità, e variazioni che riguardano gli organismi nocivi e le fitopatie, determineranno uno spostamento verso il nord e l’est dell’area geografica europea propizia della coltivazione della vite e dell’olivo.
I cambiamenti climatici, infine, possono determinare effetti anche sullo stato di salute e sulla produttività delle foreste e sulla distribuzione geografica di alcune specie di alberi. Le ri­percussioni sui paesaggi e sulla biodiversità sarebbero considerevoli, come pure l’incidenza sullo sviluppo complessivo delle regioni europee.
Alla luce di quanto esposto, gli andamenti climatici possono ostacolare il conseguimento degli obiettivi della PAC consistenti in particolare nel garantire la disponibilità di cibo a prezzi ragionevoli, nel contribuire alla redditività dell’attività agricola e delle zone rurali e nel promuovere pratiche agricole ri­spettose dell’ambiente. Per favorire l’adattamento dell’agricoltura occorre garantire la resilienza alle variazioni climatiche e al tempo stesso la redditività socioeconomica della produzione agricola e delle zone rurali e la coerenza con gli obiettivi di protezione dell’ambiente. Attualmente la PAC garantisce agli agricoltori un livello minimo di sicurezza del reddito e offre un quadro per la gestione sostenibile dell’ambiente naturale nel quale si svolge l’attività agricola. Il passaggio da un sostegno legato alla produzione alla concessione di aiuti disaccoppiati permette agli agricoltori di far fronte ad esigenze esterne, di rispondere ai segnali del mercato e di adattarsi agli sviluppi legati ai cambiamenti climatici.
Anche la politica di sviluppo rurale mette a disposizione de­gli Stati membri una serie di misure attraverso le quali possono concedere un supporto mirato alle attività che contribuiscono all’adattamento ai cambiamenti climatici. La stessa verifica dello “stato di salute” della PAC rappresenta un ulteriore passo avanti verso un’agricoltura sostenibile: questa riforma ha posto l’accento sull’attenuazione e l’adattamento al cambiamento climatico, sulla protezione delle risorse idriche e della biodiversità e ha approvato a tal fine stanziamenti supplementari nell’ambito dello sviluppo rurale. L’UE e i suoi Stati membri hanno un compito complesso da realizzare entro la fine del 2013, che è anche un’opportunità da cogliere: favorire l’adattamento al cambiamento climatico attraverso il miglior uso possibile degli strumenti della PAC disponibili.
In realtà, l’adattamento alle condizioni climatiche è una mo­dalità che caratterizza da sempre la gestione agricola, le tecniche agronomiche e le strategie agricole. Nei prossimi decenni, però, la portata dei cambiamenti climatici potrebbe superare le capacità di adattamento di molti agricoltori, senza contare che la vulnerabilità dell’attività agricola varia tra gli Stati membri dell’UE in funzione dell’esposizione alle avversità climatiche e del contesto socioeconomico. Gli effetti diseguali dei cambiamenti climatici potrebbero accentuare le differenze regionali e acuire le disparità economiche tra le zone rurali europee. A lun­go termine le pressioni climatiche potrebbero comportare un’ul­teriore marginalizzazione dell’agricoltura o addirittura l’abbandono dei terreni agricoli in certe regioni, mentre in certe altre si potrebbe verificare un miglioramento delle condizioni e dei redditi agricoli. Anche le condizioni agroecologiche attuali e l’e­sperienza pratica ed il bagaglio di conoscenze acquisite nella gestione di condizioni mutevoli influenzano in modo diverso la capacità di adattamento degli agricoltori. Anche i seguenti fattori socioeconomici sono determinanti per la resilienza:
– caratteristiche delle aziende, come tipo di produzione, dimensioni e livello di intensità;
– diversità dei sistemi colturali e zootecnici, presenza di altre fonti di reddito esterne all’agricoltura;
– accesso alle informazioni, capacità e conoscenza delle tendenze climatiche e delle soluzioni adattive;
– il ruolo svolto dai servizi di consulenza nell’agevolare l’adattamento;
– situazione socioeconomica generale, vulnerabilità degli agricoltori con limitate risorse o residenti in zone rurali particolarmente remote;
– accesso alle tecnologie di­sponibili e capacità in termini di infrastrutture.
I cambiamenti climatici, quindi, rappresentano una dimensione supplementare al problema globale di aumentare la produzione agricola per far fronte all’incremento de­mografico previsto e di garantire la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle zo­ne rurali nel rispetto delle norme in materia di protezione dell’ambiente. Nelle regioni del mondo a basse latitudini, dove si trova la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, un aumento anche limitato delle temperature comporterà un calo delle rese agricole e una maggiore variabilità delle stesse, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare a livello locale. Il calo delle rese agricole sarà acuito dalla maggiore frequenza di eventi climatici estremi con la conseguenza di una maggiore dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari e un aumento del numero di persone che rischiano di morire di fame. Le regioni alle latitudini più alte vedranno un aumento della produttività nei prossimi decenni.
Secondo le attuali proiezioni, nonostante le variazioni di produzione che si verificheranno a livello locale, la produzione alimentare globale non risulta minacciata nei prossimi 20-30 anni e sarà in grado di affrontare la domanda crescente di prodotti alimentari di una popolazione mondiale in crescita. Ma non sempre si tiene conto di rischi connessi ad eventi climatici estremi e alla comparsa di organismi nocivi e di malattie degli animali e delle piante che potrebbero ulteriormente aggravare il quadro degli impatti climatici sulla produttività sia dei paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo. La variabilità della produzione nelle varie regioni del mondo combinata ad una più forte incidenza di fenomeni climatici estremi potrebbe tradursi in una maggiore volatilità dei prezzi e potrebbe modificare le correnti di scambio. Queste le soluzioni di adattamento proposte dalla Commissione europea prevedibili a breve e medio termine:
– adattare il calendario delle operazioni culturali (date di im­pianto, di semina e trattamenti);
– adottare soluzioni tecniche come la protezione dei campi dal gelo o miglioramento degli impianti di ventilazione/raf­fred­damento nei ripari per animali;
– selezionare colture e varietà più adatte alla durata prevista del periodo vegetativo e alla disponibilità d’acqua e più resistenti alle nuove condizioni di temperatura e umidità;
– adattare le colture in base alla diversità genetica esistente e alle nuove possibilità offerte dalla biotecnologia;
– lottare più efficacemente contro le malattie e gli organismi no­civi, ad esempio attraverso un miglior monitoraggio, la rotazione diversificata delle culture o l’applicazione di metodi di lotta integrata contro gli organismi nocivi;
– riduzione delle perdite di acqua, migliori pratiche di irri­gazione, riciclaggio e creazione di depositi d’acqua;
– migliorare la gestione dei terreni, aumentandone le capacità di ritenzione d’acqua per con­servare l’umidità, e la ge­stione del paesaggio, mantenendo le particolarità paesaggistiche;
– allevare razze di bestiame più resistenti alle temperature elevate e adattare il regime alimentare di quelli sottoposti a stress da calura.
Queste soluzioni, adottate in­dividualmente o combinate tra loro, possono effettivamente controbilanciare i cambiamenti climatici avversi e sfruttare i vantaggi di quelli positivi. Mol­te delle soluzioni succitate sono attuate dagli agricoltori sin d’ora o possono essere attuate in un prossimo futuro se essi dispongono di conoscenze sufficienti e ricevono orientamenti adeguati. Per questo, la pianificazione e la consulenza a livello settoriale sono necessarie perché alcune misure di adeguamento alle nuove condizioni climatiche sono costose e richiedono cospicui investimenti da parte degli agricoltori. Determinate misure di adeguamento, che possono contribuire al mantenimento del reddito degli agricoltori nel lungo periodo, potrebbero comportare rischi maggiori a breve termine. Ad esempio, l’uso di nuove varietà o di nuove colture può richiedere tecnologie specifiche o un particolare tipo di commercializzazione il cui successo presuppone un certo periodo di tempo. L’adattamento a livello settoriale potrebbe essere realizzato attraverso:
– l’individuazione delle zone e dei settori vulnerabili e la valutazione della necessità e dell’opportunità di modificare le colture e le varietà per tener conto delle tendenze climatiche;
– il sostegno alla ricerca agronomica e alla produzione sperimentale, mirate a selezionare le colture e sviluppare le varietà più adatte alle nuove condizioni;
– un rafforzamento della capacità di adattamento attraverso la sensibilizzazione e la comunicazione di informazioni pertinenti e di consulenza sulla gestione aziendale;
– l’incentivazione di investimenti destinati a migliorare l’effi­cienza delle infrastrutture di irrigazione e delle tecnologie per l’uso dell’acqua, come pure la gestione delle risorse idriche;
– l’elaborazione di piani di irrigazione basati su una valutazione approfondita dei loro impatti, della disponibilità futura di risorse idriche e del fabbisogno idrico dei diversi utilizzatori tenendo conto dell’equilibrio tra offerta e domanda;
– lo sviluppo di strumenti di gestione dei rischi e delle crisi per far fronte alle conseguenze economiche di fenomeni di origine climatica.
È necessario elaborare una risposta globale ed evolutiva per mantenere la resilienza e la competitività dell’agricoltura europea, permetterle di fornire alimenti di alta qualità e servizi am­bientali e paesaggistici, nonché contribuire allo sviluppo sostenibile delle aree rurali dell’UE. Pianificare l’adeguamento è un lavoro complesso a causa degli imprevedibili andamenti climatici e delle loro ripercussioni a livello locale. Per questo, la pianificazione all’adattamento deve iniziare precocemente ed essere flessibile per tener conto del fattore incertezza. Al riguardo è importante coinvolgere maggiormente gli agricoltori nel dibattito sulle necessità di adattamento e nel processo di condivisione di buone pratiche visto che le modifiche a livello di singola azienda costituiscono un elemento centrale dell’adattamento. Al tempo stesso l’adattamento efficace e l’adozione di nuove tecnologie, che contribuiscono sia alla mitigazione che alla redditività dell’attività agricola a lungo termine, richiederanno investimenti e sforzi di pianificazione che oltrepassano la capacità delle singole aziende agricole. Per questo dovranno intervenire le autorità pubbliche per sostenere ed agevolare l’attuazione delle strategie previste.

Per ulteriori approfondimenti: http://ec.europa.eu/agriculture/climate_change/index_en.htm

Relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente sugli impatti del cambiamento climatico in Europa basata su indicatori 2008 http://www.eea.europa.eu/publications/eea_report_2008_4/
 
 
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