10 ANNI PER "COMUNICARE L'EUROPA" - Sud in Europa

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10 ANNI PER "COMUNICARE L'EUROPA"

Archivio > Anno 2008 > Maggio 2008
di Ennio TRIGGIANI    
Non era facile immaginare di riuscire a celebrare i 10 anni della pubblicazione di SudInEuropa. L’iniziativa era sorta nel luglio del 1998 attraverso la constatazione di quanto fossero ai più ignoti il reale significato ed il funzionamento del processo di integrazione europea. La circostanza, di per sé grave dal punto di vista politico, lo era anche sotto quello economico considerato che Regioni come quelle del Sud, pur privilegiate nella distribuzione delle risorse finanziarie comunitarie dall’appartenere al c.d. obiettivo 1 (e cioè le meno sviluppate in sede comunitaria), trovavano grande difficoltà nell’utilizzarle pienamente.
Di qui la scelta di ripartire le poche pagine del “Bollettino”, come inizialmente qualificato, fra una illustrazione rigorosa delle attività comunitarie e l’elencazione dei bandi di finanziamento comunitari. Dalle 12 pagine iniziali siamo progressivamente passati alle attuali 32 salvo numeri speciali come quello scorso dedicato alla riforma di Lisbona che ha raggiunto le 40 pagine. È decisamente cambiato il rapporto, a favore dei primi, fra lo spazio dedicato agli articoli e quello destinato a bandi e norme, considerato la ben maggiore facilità per gli interessati di trovare questi ultimi anche su internet, dove comunque SudInEuropa è presente sin dal 2002. È cresciuta notevolmente la tiratura che oggi sfiora le diecimila copie trovando distribuzione privilegiata nelle Università e fra gli studenti ma anche nelle istituzioni e fra tutti coloro che ne richiedano la spedizione. Abbiamo inoltre attentamente seguito lo sviluppo che sta portando al nuovo quadro giuridico-istituzionale dell’Unione, anche pubblicando appositi supplementi dedicati il primo ai Testi preparatori della Costituzione europea, il secondo al Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa fino all’ultimo, che esce in questi giorni, L’Unione Europea secondo la riforma di Lisbona contenente il testo dei due nuovi Trattati sull’Unione Europea e sul funzionamento dell’Unione Europea accompagnati da una introduzione illustrativa.
Dieci anni fa scrivevo nel primo editoriale: “Questo grave deficit di informazione comunitaria non è evidentemente più tollerabile in un Paese che è stato fra i propulsori del processo di integrazione europea e che tenta di affermare un proprio ruolo centrale nello sviluppo civile, sociale ed economico del Vecchio Continente”. Nel 2008 non si può certo affermare, purtroppo, che tale deficit, che è anche democratico, sia scomparso; anzi, proprio l’ignoranza sui reali risvolti e contenuti del processo di integrazione consente agevolmente una strumentale deformazione politica della sua realtà stravolgendone portata e meriti (il caso dell’euro ed il dibattito francese sulla ratifica del “Trattato costituzionale” mi sembrano esemplari). Si verifica così che tale processo venga non solo vissuto estraneo o comunque lontano dal cittadino comune ma addirittura sentito come contrario ai propri interessi.
Eppure tutti avrebbero il dovere di immaginare cosa sarebbe oggi l’Europa, sia politicamente che economicamente, se non fossero nate le Comunità europee e quale inquietante scenario si sarebbe delineato se un 9 maggio di 58 anni fa il ministro degli esteri francese Schuman non avesse convocato una storica conferenza stampa. E quale sarebbe il rapporto fra gli Stati europei se personalità come Spinelli, Monnet, Adenauer, Spaak, De Gasperi non avessero avuto la capacità di interpretare il mondo e le sue esigenze in anticipo e con lungimiranza?
È di questo cambiamento epocale che SudiInEuropa tenta di occuparsi attraverso i singoli passi dei quali, nei settori più diversi di propria competenza, l’Unione Europea si occupa quotidianamente perché è anche attraverso questi che stanno mutando relazioni tra popoli e culture, strategie e politiche; rispetto ad essi l’Europa, che meglio di altri soggetti ha espresso la capacità di sintonizzarsi con tali cambiamenti, ha il dovere a sua volta di attrezzarsi in maniera adeguata. Essa ha dimostrato di trarre la forza necessaria per raggiungere obiettivi straordinari dai valori sui quali si fonda ed ha costruito la propria realtà: Stato di diritto, libertà, dignità della persona, solidarietà, giustizia sociale, intercultura. Essi sono il collante con cui Stati nazionali storicamente in perenne conflitto tra di loro hanno abbandonato le armi costruendo pace e sviluppo.
L’Unione, tuttavia, può diventare protagonista solo attraverso la propria capacità di essere “europea”, di “esportare” il valore del dialogo interculturale anche al di là dei suoi confini, di svolgere in altri termini un ruolo di equilibrio strategico nell’ambito di una Comunità internazionale nella quale l’attuale, unica, superpotenza (e cioè gli Stati Uniti) vede progressivamente ridimensionato il proprio ruolo a seguito delle note vicende militari e della propria situazione economico-monetaria. La reltiva redistribuzione del potere sullo scacchiere internazionale potrebbe evidenziare un’Europa protagonista nel ruolo di mediatore e di affidabile interlocutore nonché di interprete più autorevole del multipolarismo regionale partendo dal “proprio Sud”, che è l’area nella quale in maniera più delicata e complessa si stanno determinando queste dinamiche.
L’Europa resta quindi un cantiere attivo, ma è indispensabile togliere il cartello con cui non è stato fino ad oggi consentito l’ingresso ai non addetti ai lavori: l’Unione può perseguire compiutamente la sua missione solo affidando tali lavori a tutti i suoi cittadini.

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Per il lavoro svolto in questi 10 anni è doveroso anzitutto ringraziare, oltre all’Università degli studi di Bari, i partners che hanno consentito generosamente di vivere insieme a noi questa “avventura” e cioè il Consiglio della Regione Puglia, la Provincia ed il Comune di Bari, l’AICCRE Puglia, la Lega delle autonomie di Puglia ed infine il CDE e lo Europe direct Puglia.
L’Europa si costruisce dal basso e la presenza in particolare degli Enti locali rappresenta un segnale fondamentale in questa direzione.
Un grazie inoltre ai colleghi dell’Università e di altre istituzioni, alcuni autorevolissimi, che hanno accettato le mie sollecitazioni per lasciare la loro “impronta” su queste pagine nonché ai collaboratori che numero dopo numero si sobbarcano il non agevole compito di scrivere e confezionare il periodico.
 
 
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